La Nuova Europa continua la serie di interviste con particolari osservatori per capire cosa succede davvero in Italia e che futuro hanno il nostro paese e l’Europa. Stavolta Roberto Sommella ha chiesto ad Alberto Toscano, storico corrispondente, Presidente del Club de la presse européenne di Parigi, di spiegare ai lettori come viene vista in Francia la crisi di governo e come è la situazione Oltralpe dopo le tante proteste dei gilet gialli.

Cosa si dice di questa crisi del governo italiano in Francia?

L’espressione “cosa di dice” può riferirsi ai media, all’opinione pubblica in generale o al mondo dell’economia.

Prima di esprimere alcune rapide osservazioni rispetto a ciascuno di questi settori, faccio notare che esiste tra essi un minimo comune denominatore: la crisi del governo giallo-verde è generalmente considerata come una buona notizia per la Francia.

Perché ?

Per quanto riguarda i media, c’è una differenza di fondo tra i due paesi. I media italiani osservano la Francia con regolarità, mentre quelli francesi si occupano dell’Italia solo quando ci sono grandi notizie, soprattutto su situazioni critiche. Penso che, di conseguenza, i cittadini italiani conoscano la politica francese meglio di quanto i francesi conoscono la politica italiana. Le informazioni sulla crisi di governo non sono dunque basate su un’informazione regolare e sistematica della situazione italiana. Soko un’eruzione vulcanica di considerazioni ad effetto. Ecco TV e giornali indugiare sulla scena del torso nudo di Salvini.in un dibattito trasmesso sabato scorso da France Culture, dunque in medium di elite dell’informazione transalpina, un docente universitario ha insistito sulla somiglianza tra i torsi nudi di Salvini e Mussolini. I media francesi cercano elementi ad effetto a proposito della situazione italiana. Nel caso specifico di le Monde, c’è, in più, una simpatia per Matteo Renzi, considerato come un possibile salvatore dell’Italia.

Cosa dicono i francesi del Movimento Cinquestelle e della Lega di Salvini? Hanno un’opinione? 

L’opinione pubblica francese è stata irritata dagli atteggiamenti di Di Maio (ricerca strumentale e confusionaria di un dialogo con i gilets gialli) e dalle frasi di Salvini, che offendendo Macron ha dato l’impressione di ridicolizzare la Francia intera (molto suscettibile sul terreno del proprio prestigio). Persino quel 25 percento di francesi che simpatizza per Marine Le Pen e che avrebbe dunque dovuto mostrare simpatia per Salvini, è stato poco propenso a digerire il linguaggio del leader leghista contro l’Eliseo.

L’economia francese e quella Italiana sono sempre più connesse, che sentimento c’è tra gli industriali?

Gli imprenditori francesi sono preoccupati davvero per la situazione italiana. Gli investimenti francesi in Italia sono stati negli ultimi anni rilevanti (molto più di quelli in Francia) e riguardano una molteplicità di settori tra cui c’è in primissimo piano quello bancario. Una crisi del sistema Italia potrebbe avere conseguenze disastrose in Francia; questo il mondo francese dell’economia e della finanza lo sa benissimo.

 

E’ un bene per l’esecutivo francese che la Lega resti fuori dal governo?

Rispondo senza dubbio di si, ma facendo qualche precisazione, che attenua in realtà la portata di quel sì. Il duo Salvini-di Maio ha utilizzato l’ostilità alla Francia come strumento di propaganda interna, al prezzo di mettere l’Italia in difficoltà in Europa. Platealmente sfidato da un rivale più debole, Macron ha utilizzato a sua volta quel braccio di terrore dimostrare alla sua opinione pubblicando avere degli “attributi”. La vicenda del temporaneo ritiro “per consultazioni” dell’ambasciatore francese (a cui l’Italia non ha replicato con un’analoga mossa, malgrado questo sia comprensibile in occasione di simili crisi diplomatiche) ha avvantaggiato, secondo me, più Macron che il tandem giallo-verde. Tanto più che (se la mia sensazione è giusta) le istituzioni italiane – Quirinale, Palazzo Chigi, Farnesina e Ambasciata a Parigi – si sono fatte in quattro per placare l’ira transalpina.

E del premier Conte che impressione hai e come viene considerato in Francia? 

Certo il governo francese trappa lo Cahkpagne per la fine del governo Conte I. Certo Macron pensa di poter trovare un utile alleato nell’eventuale Conte II. Ma questo ipotetico alleato potrà far valere le proprie pretese con maggior forza e maggior credibilità di Slavini. L’eventuale Italia giallo-rossa peserà di più in Europa in tutti i terreni, compreso quello dell’immigrazione. Salvini si isolava nel suo atteggiamento di sfida; ma – se Macron e LA Merkel continueranno a rifilare all’Italia la patata bollente dell’immigrazione – finiranno di fatto col fornire nuove munizioni a Salvini, che può risorgere da un giorno all’altro. Dunque, nell’ipotesi del governo giallo-rosso, la Francia dovrà concedere (stavolta davvero) qualcosa all’Italia nella gestione della questione migratoria e anche su altri terreni sensibili.

Come se la passa Macron ? Dei gilet gialli non si parla più, le rivolte sono finite o ci sono ancora problemi ?

Una rivolta può finire e questa è forse terminata. Ma le rivolte in Francia non possono mai finire perché fanno parte delle istituzioni. La forza del presidenzialismo alla francese è (tranne nei periodi di coabitazione) quella di privilegiare la governabilità sulla rappresentatività. Oggi Macron (che al primo turno delle presidenziali del 2017 d alle europee del 2019 non è andato molto oltre il 20 per cento) ha saldamente nelle proprie mani un potere enorme e risponde di una schiacciante maggioranza parlamentare. Il rovescio della medaglia è la protesta di piazza, che diventa di fatto il quarto potere istituzionale (una sorta di tribuno della Plebe in versione moderna).

Tutto finito allora?

Di proteste ce ne saranno sempre, che se forse meno violente di quella dei gilet gialli. Gli stessi gilet gialli potranno (un po’ pateticamente) riemergere; o magari nasceranno nuovi movimenti ecologisti o una rivolta studentesca.

Macron è più apprezzato ora dai francesi? 

La popolarità di Macron è aumentata negli ultimi mesi, ma è sempre bassa (si viaggia intorno al 35 per cento). Il vero fondamentale punto di forza di Macron è sempre lo stesso: l’assenza di rivali credibili. Sono persuaso che la strategia macronista (che si ricollega a quella mitterandiana) sia quella di togliere ossigeno a qualsiasi rivale plausibile (di centrodestra o di centrosinistra) spingendo verso le estreme il malcontento dell’opinione pubblica. Finché l’alternativa sarà Macron-Le Pen o Macron-Melenchon, Macron camminerà sul velluto e potrà permettersi qualche altro errore.

Riuscirà il presidente francese a far passare le riforme che pensa insieme alla Germania in Unione Europea? 

Certo l’Europa ha un gran bisogno di riforme, ma dubito francamente che possano essere fatte. Prima di tutto, sulla scorta dell’esperienza, possiamo escludere quelle riforme che implicherebbero nuovi trattati o modifiche a quelli esistenti. Ci sono paesi in cui bisognerebbe passare per un referendum e altri paesi che potrebbero difficilmente evitare di passare per un referendum. Con l’aria che tira, oggi i francesi risponderebbero no anche in un referendum per dare la legione d’Onore a Babbo Natale. Per non parlare degli olandesi e dei danesi.

Nessuna speranza dunque di un’Europa diversa?

Restano le riforme meno strutturali, che sarebbero di fatto accordi di miglior coordinamento nell’Eurozona. Queste sono possibili, necessarie e per certi aspetti persino indispensabili. Ma la forza propulsiva dev’essere la Commissione e a me pare che la nuova Commissione avrà difficilmente la forza per spingere i governi verso riforme che cambino davvero gli assetti in atto. Senza contare il fatto che difficilmente qualcosa si muoverà davvero prima della transizione tedesca da Angela al dopo Angela. A me pare che l’Europa attuale, soddisfatta (anche troppo) per lo scampato pericolo del boom sovranista, si stui in realtà in una logica di corto respiro. Grandi discorsi e poco coraggio. Macron continuerà dunque a proporre iniziative eclatanti, a cui nessuno dirà di no in linea di principio, ma che resteranno nel mondo delle idee. A meno che la realtà s’incarichi di prendere a ceffoni i governi. A meno che – cosa che non è mai impossibile- una nuova crisi internazionale (economica e magari non solo) cambi completamente le carte di tavola.