Il Ventotene Europa Festival ha appena concluso la sua 6° edizione, è tempo di fare un bilancio.

Sono sbarcati sull’isola i giovani provenienti dai licei internazionali di Berlino e Parigi, dalla Scuola Europea di Varese e dalla Rete di scuole italiane coordinate dal liceo classico T. Mamiani di Roma. Quarantadue ragazzi che si sono visti per la prima volta di persona sull’isola l’8 maggio, ma che si erano precedentemente incontrati sulle piattaforme digitali durante gli incontri formativi che quest’anno l’associazione La Nuova Europa ha organizzato con i giovani tutor prima del Festival, affinché le loro proposte potessero essere recepite prima della chiusura della Conferenza sul Futuro dell’Europa, avvenuta il 9 maggio.

Quest’attività preparatoria è risultata propizia al lavoro che i giovani hanno svolto di persona nel campus di Ventotene, affrontato con entusiasmo e determinazione, nei pomeriggi dedicati ai laboratori dopo le conferenze e le visite al mattino. Più che un lavoro programmatico, quello che è stato loro richiesto era una vera sfida alle possibili soluzioni della situazione drammatica che l’Europa sta vivendo dopo l’aggressione russa dell’Ucraina. Redigere un Progetto per la pace, questo è stato il loro compito.

Divisi in gruppi formati da studenti delle diverse scuole in modo omogeneo e coordinato da un tutor secondo il metodo della peer to peer education, i giovani hanno mostrato una grinta e una efficacia sorprendenti. Immediatamente a loro agio, hanno cominciato a discutere e a dibattere, anche in assemblea plenaria, dando prova di avere una vocazione spontanea all’ascolto e al rispetto dell’altro, senza tuttavia rinunciare a sostenere le proprie idee.

Passando tra i vari gruppi si poteva respirare l’aria della libertà, quella che scaturisce dalla consapevolezza di partecipare a qualcosa di importante. I ragazzi hanno mostrato una maturità e una visione del futuro inaspettate per i loro diciassette anni. Appartenenti ad ambienti, storie, lingue e culture diverse, ma accomunati da medesimi valori che hanno tradotto nelle loro proposte.

Cinque sono stati i progetti presentati, con un denominatore comune, quello dell’educazione: forse perché vicino al loro sentire, forse perché davvero la pace può essere mantenuta solo attraverso l’educazione. Tuttavia, anche se un po’ idealiste nella loro modalità di attuazione, le proposte meritano un’attenta analisi e potrebbero fornire spunti di riflessione ai dirigenti UE che, nella persona della Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, le riceveranno.

Il tema dell’apertura dell’UE al mondo, dibattuto nel primo gruppo, oltre ad auspicare una distribuzione più equa dei migranti suggerisce una strada percorribile per mantenere la pace: instaurare un’interdipendenza economica tra Paesi, in modo che la pace sia più vantaggiosa della guerra.

Il diffondersi dei nazionalismi costituisce uno dei maggiori pericoli cui deve far fronte l’UE oggi – ne ha discusso il secondo gruppo – individuando proprio in questo esasperato bisogno di riconoscersi per contrapposizione una debolezza di fondo di parte dei cittadini europei, dovuta a loro avviso a una “non conoscenza” dell’altro. Si auspica quindi l’istituzione di una rete europea di educazione e rappresentanza internazionale per le giovani generazioni che rappresentano, oggi come ieri, la voce più incisiva per i cambiamenti epocali.

Uno dei più critici e difficili aspetti che le società moderne devono affrontare, e che i ragazzi del terzo gruppo hanno immediatamente individuato come tra le principali cause dei conflitti, è la disuguaglianza sociale. Associata, anche in questo caso, da una parallela riforma dell’educazione a livello europeo, la loro proposta, quasi rivoluzionaria, è quella dell’istituzione di un “Reddito di base europeo”, concetto non nuovo nel mondo economico, ma singolare che venga auspicato dal mondo dei giovanissimi.

Ancora sull’Educazione è la proposta del quarto gruppo, strettamente correlata all’idea che la pace non è uno stato permanente, ma è continuamente determinata dalle nostre decisioni. Solo la conoscenza può combattere l’intolleranza, il pregiudizio e l’indifferenza. L’istituzione di Scuole Europee permetterebbe di realizzare una partecipata cittadinanza europea.

Più pragmatico, invece, il quinto gruppo, che suggerisce alcune linee di intervento per i casi di conflitto come quello attuale: priorità per le soluzioni diplomatiche, richiesta di arrivare a una politica estera comune e alla creazione di un esercito difensivo europeo.

In conclusione, la materia dibattuta dai giovani riuniti a Ventotene è tutt’altro che semplice, le loro proposte per la pace ci dovrebbero indicare che forse i tempi sono maturi per delle riforme sostanziali delle istituzioni europee, poiché mantenere le sovranità nazionali non è vantaggioso per nessuno. Questo è il tempo del coraggio, se non vogliamo che il progetto europeo fallisca clamorosamente. La fiducia di questi ragazzi ci sia di buon auspicio.

Qui la galleria delle immagini del Ventotene Europa Festival 2022 Copyright Mara Comin /La Nuova Europa

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