Questo articolo è la sintesi di un contributo di Matilde Coluccini pubblicato sull’ultimo numero della Rivista LA NUOVA EUROPA

 

A distanza di 80 anni dal referendum che vide gli italiani scegliere la Repubblica, La Nuova Europa ricorda, nel numero cartaceo di luglio, le 21 donne elette fra i costituenti e il loro contributo alla stesura della Costituzione.

 

Nel mare dei 556 deputati eletti alla prima Assemblea costituente della Repubblica italiana spiccano 21 nomi femminili: questi nomi rappresentano le prime donne chiamate a dare voce al popolo italiano all’interno delle istituzioni. Tra loro, cinque donne – Maria Federici, Angelina Merlin, Nilde Iotti, Teresa Noce e Angela Gotelli – entrarono a far parte della Commissione incaricata di redigere il progetto della Costituzione.

L’unità d’intenti

La vera forza di questo nucleo non risiedette negli orientamenti politici e nelle ideologie delle singole donne, ma nella straordinaria unità d’intenti. Come ricordò in seguito Nilde Iotti, di fronte a battaglie cruciali, come l’accesso delle donne alla magistratura, l’intesa ci fu in modo del tutto spontaneo senza bisogno di fare accordi preventivi. Le Madri costituenti scelsero di fare squadra per il bene superiore della comunità, spezzando l’isolamento in cui la voce femminile era rimasta fino ad allora confinata.

I traguardi costituzionali

Il lavoro delle 21 si concentrò principalmente sulle pari opportunità e sui diritti civili, lasciando un’impronta indelebile su articoli chiave della nostra Costituzione:

  • Articolo 3: l’introduzione del principio di uguaglianza assoluta e pari dignità sociale di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza distinzione di sesso.
  • Articolo 51: la garanzia della parità di accesso per ambo i sessi agli uffici pubblici e alle cariche elettive.
  • Articoli 29 e 37: l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi nel matrimonio e la parità di diritti e retribuzione nei contesti lavorativi.

L’eredità oltre la Carta

L’azione di queste parlamentari andò ben oltre la Costituzione, affrontando a viso aperto battaglie storiche, per esempio quella sull’accesso delle donne alla magistratura. Questo cammino comune pose le basi per altre grandi conquiste future, prima tra tutte la riforma del diritto di famiglia del 1975.

L’attenzione che le Madri costituenti rivolsero ai temi della famiglia e del lavoro non rappresentò una forma di emarginazione secondaria, bensì la rottura definitiva della bolla domestica dentro la quale erano recluse prima di allora. Queste donne seppero portare la loro esperienza e si fecero portavoce dei diritti collettivi di fronte a uno Stato intero.

«Avevamo finalmente potuto votare e far eleggere le donne. E non saremmo state più considerate solo casalinghe o lavoratrici senza voce ma fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana» — (Filomena Delli Castelli)

 

 

 

 

 

 

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