Quando Benito Mussolini fu allontanato dal Partito Socialista in cui militava, Lenin ebbe a dire a Margherita Sarfatti, la prima ideologa del leader fascista: hanno allontanato il loro uomo migliore, l’unico capace di guidarli. Non era un giudizio di merito ma la prova che il cordone sanitario può esistere se nasce attorno alla persona o alla formazione che si vuole disincentivare.

Inutile parlare di cordoni oggi di fronte alla prima vittoria storica della formazione neo nazista Alternative für Deutscheland nel lander di Sassonia-Anhalt. Non servono, perché è troppo tardi e perché non servirono né con Adolf Hitler né con lo stesso Mussolini, entrambi nati dalla scena socialista.

Serve capire che siamo di fronte alla Crisi, come il Covid, come la fine della seconda guerra mondiale, attraverso cui l’Europa si è fatta per superare l’estremo ostacolo.

Il successo di Afd non va interpretato dunque come una causa di disgregazione europea ma come un effetto degli errori tedeschi e europei.

Sono tre i fattori che avrebbero dovuto da tempo impensierire le diplomazie europee. Il primo è che la Germania ha deciso di riarmarsi e di farlo da sola, aumentando il suo debito pubblico di 100 miliardi di euro e cambiando la costituzione perché questa scelta fosse sancita al massimo livello giuridico. Del Re-Arm di Bruxelles, che sta imponendo a tutti i paesi membri l’aumento delle spese per la difesa per il 5% del pil non sa che farsene, perché, come dichiarato a chiare lettere da Boris Pistorius, ministro della Difesa del governo del cancelliere Friedrich Merz, Berlino vuole ridiventare «una potenza militare mondiale», complice oggi la guerra in Ucraina, domani chissà…

In secondo luogo, sempre da tempo la Germania, a fronte del tracollo delle vendite delle auto, soprattutto elettriche e soprattutto in Cina, ha deciso di riconvertire i propri stabilimenti del settore automotive ove possibile in industrie belliche, come annunciato ieri per quello Volkaswagen di Osnabruck (da notare che 9 stabilimenti su 11 in Germania della Vw sono nella ex Ddr dove Afd miete consensi crescenti). E allo stesso modo ha varato una legge per cui chi perde il lavoro nel settore delle quattro ruote può riottenerlo sempre nel settore delle armi.

In terzo luogo, Berlino ha deciso di non aderire ai piani di difesa unica che stanno per esempio seguendo Fincantieri e la spagnola Navantia per la costruzione della fregata europea e non ha contratto il prestito Ue Safe, per il semplice motivo che i soldi non le servono e vuole fare da sola.

A questo quadro di riconversione industriale, che può generare una crescita del voto per l’ultra destra di Afd guidata da Alice Weidel a livello nazionale e in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund, ma che è effetto anche delle politiche ambientali del New Green Deal, si deve aggiungere un errore che fece Angela Merkel quando guidava il paese e che ha influenzato il voto dei tedeschi.

Nel 2015 la cancelliera decise un ingresso di massa di profughi siriani, tanto che Ursula von der Leyen ne adottò uno come se fosse un figlio in un gesto di straordinaria solidarietà. In quei mesi drammatici, in cui l’Unione e i suoi confini a Est rischiarono di vedere scoppiare un conflitto per la pressione migratoria e per le tante porte chiuse in faccia ai disperati siriani, Berlino accolse un milione e centomila siriani, formati, istruiti e spesso con una laurea. Si disse allora che il paese dei lander avrebbe risparmiato qualcosa come 6 miliardi in formazione, ma si omisero i costi di questa integrazione forzata. Sono stati altissimi, sia dal punto di vista finanziario (500 euro al mese per ogni componente famigliare, casa pagata dallo Stato) che sociale, costi che oggi presentano il conto.

A questi errori tedeschi, si aggiunge quello esiziale dell’Unione Europea, che ha imposto la fine della produzione dei motori termici nel 2035, costringendo tutte le case automobilistiche a cambiare linee di montaggio, produzioni, occupazione e fornitori. Risultato del New Green Deal nel settore automotive da quando è stato varato: cinque milioni e mezzo di automobili vendute in meno e oltre trecentomila vetture cinesi e Tesla in più.

A ciò si aggiunga, che questo assetto suicida si accompagnò a Bruxelles a un ostracismo nei confronti delle compagnie petrolifere, ree di essere il male assoluto perché non green ed oggi fondamentali per l’approvvigionamento per la crisi di Hormuz. Oltre ciò, si sono imposti modelli elettrici senza un passaggio definitivo a sistemi totalmente indipendenti dagli idrocarburi e senza che la Commissione diventasse un vero acquirente unico di energia come avvenuto per i vaccini, un’operazione che potrebbe ridurre il costo delle bollette per famiglie e imprese.

Si può cambiare ancora rotta, sempre che si faccia in tempo, visto che Luca Cordero di Montezemolo ha detto a Milano Finanza che la crisi automotive tedesca è peggiore della pur grave italiana. Ma occorre capire in Europa che questo è il momento di cambiare marcia e di sospendere subito tutte le regole sulle emissioni inquinanti nell’automotive, perché è questa la Crisi con la c maiuscola grazie alla quale, narrano appunto i padri europeisti, l’Europa fa passi avanti.

Cara Europa, proprio perché siamo orgogliosamente europei ti diciamo che devi svegliarti. Basta convegni, basta neo manifesti, basta inutili slogan nostalgici. Passa all’azione, puoi ancora farcela perché hai dalla tua la forza del diritto ma anche quello della ragione e cammini sulle gambe di 450 milioni di persone che non vorrebbero vivere in nessun altro luogo. Ma devi aprire gli occhi. (riproduzione riservata)

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