A quasi dieci anni dal suo lancio, la Commissione aggiorna il Pilastro europeo dei diritti sociali per colmare i ritardi su formazione e lotta alla povertà: vediamo le mosse di Bruxelles per rafforzare lo “scudo sociale” dell’Unione
Nel 2017 l’Unione europea ha posto le basi del proprio impegno per i diritti sociali con il Pilastro europeo dei diritti sociali, articolato in 20 principi. Quattro anni dopo, con il Vertice sociale di Porto, il Piano d’azione del 2021 ha trasformato quei principi in iniziative concrete, fissando 75 azioni e tre obiettivi da raggiungere entro il 2030.
Oggi, a quasi dieci anni dalla sua nascita, il Pilastro torna al centro dell’agenda europea. Questa estate la Commissione europea ha adottato una nuova comunicazione per valutarne i progressi e aggiornarne le priorità, confermandone il ruolo di “scudo sociale” dell’UE.
L’importanza di riprendere in mano il Pilastro
Gli obiettivi individuati nel 2021 riguardano tre macroaree: occupazione, competenze e lotta alla povertà.
Per quanto riguarda l’occupazione, si auspica che, entro il 2030, almeno il 78% della popolazione tra i 20 e i 64 anni abbia un lavoro. Su questo punto l’UE è sulla buona strada: la media attuale europea è di circa 76%. Allo stesso modo, si auspica una riduzione di almeno 15 milioni del numero di persone a rischio di esclusione sociale, mentre allo stato attuale, tra il 2019 e il 2025, si è verificata una riduzione di soli 3,5 milioni.
Ecco dove sta l’importanza di adottare una nuova comunicazione sul Pilastro europeo dei diritti sociali: i progressi, oltre che essere lenti, sono stati disomogenei, con alcune disparità regionali e territoriali.
Inoltre, dal 2021 ad oggi sono sorte nuove esigenze in Europa. Le nuove azioni riguarderanno l’accessibilità economica, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, la riduzione delle uguaglianze e la garanzia di equità e pari opportunità.
Accessibilità economica e costo della vita: oltre i salari minimi
Dopo la direttiva europea sui salari minimi, i salari sono effettivamente aumentati, ma molte rimangono le persone ancora escluse dal mercato del lavoro.
Nella nuova comunicazione si dichiara che la Commissione sta avviando una fase di consultazione delle parti sociali dell’Unione Europea, per orientare il lavoro della Commissione con nuove proposte per la lotta alla povertà e a favore dell’inclusione nel mercato del lavoro. L’obiettivo è quello di sostenere l’attivazione di coloro che incontrano notevoli ostacoli all’occupazione, ovvero circa 50 milioni di persone in tutta l’UE.
Sarà inoltre adottato nel 2027 un “Patto europeo per l’assistenza”, affinché l’assistenza familiare non possa più costituire un ostacolo alla ricerca di lavoro.
Intelligenza artificiale: sfruttare al massimo tutte le possibilità
L’Europa deve trovarsi pronta a sfruttare al meglio l’intelligenza artificiale in nuovi settori di impiego.
A tal proposito, nella nuova comunicazione si dichiara che la Commissione istituirà un nuovo gruppo ad alto livello, incaricato di studiare l’impatto dell’IA sul mercato del lavoro.
Disuguaglianze, equità e pari opportunità
La comunicazione afferma che persistono forti disuguaglianze sociali, che minano la coesione sociale e territoriale dell’UE e indeboliscono la sostenibilità a lungo termine, la capacità di innovazione e concorrenza, nonché il tessuto demografico europeo.
Sempre in ambito del lavoro, oltre all’atto legislativo sui posti di lavoro di qualità, sarà intrapresa una riflessione su nuovi indicatori per misurare la qualità del lavoro, per integrare gli attuali obiettivi dell’agenda 2030.
La nuova comunicazione sul Pilastro europeo dei diritti sociali si presenta quindi come una necessità: come evidenziato dalla vicepresidente esecutiva della Commissione europea che si occupa di diritti, Roxana Mînzatu, «il modo migliore per celebrare il Pilastro europeo dei diritti sociali è quello di rinnovare il nostro impegno ad attuarlo, principio per principio, punto per punto, attraverso ogni politica, sia essa europea, nazionale o regionale, in ogni ambito».
Infatti, se da un lato i risultati sull’occupazione mostrano che l’Europa si sta muovendo nella giusta direzione, dall’altro le persistenti disuguaglianze, la lentezza nel settore delle competenze e l’impatto delle nuove tecnologie impongono risposte più rapide e coraggiose. La vera sfida dei prossimi anni sarà tradurre queste linee guida in politiche efficaci, trasformando lo “scudo sociale” in una realtà tangibile per tutti i cittadini europei.
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