La Commissione europea pubblica il Rule of Law Report 2026: promossi i progressi su giustizia e digitalizzazione, ma restano criticità su durata dei processi, conflitti di interesse, libertà di stampa e ricorso ai decreti d’urgenza.
La Commissione europea conferma i progressi dell’Italia sul fronte dello Stato di diritto, ma segnala che restano aperti diversi nodi strutturali, dalla lentezza della giustizia alla disciplina sui conflitti di interesse, fino alla tutela della libertà di stampa. È quanto emerge dal Rule of Law Report 2026, il rapporto annuale con cui Bruxelles monitora la qualità delle istituzioni nei 27 Stati membri e formula raccomandazioni per rafforzare i principi democratici e la certezza del diritto.
«Lo Stato di diritto crea fiducia. Fiducia tra i cittadini. Fiducia per le imprese. È ciò che rende l’Europa il luogo migliore e più sicuro in cui vivere e investire. Il Rapporto di quest’anno mostra continui progressi positivi in molti Stati membri. Ed è proprio per questo che il nostro Rapporto sullo Stato di diritto è importante. È diventato un punto di riferimento, contribuendo a plasmare i dibattiti nazionali e a promuovere le riforme in tutta l’Unione», afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante la presentazione del rapporto.
Come funziona il rapporto: i quattro pilastri fondamentali
L’analisi condotta si basa su quattro pilastri fondamentali: sistemi giudiziari, quadri anticorruzione, libertà dei media e pluralismo, questioni istituzionali legate a controlli ed equilibri. L’indagine viene condotta attraverso i dati ricevuti dalle amministrazioni nazionali, visite effettuate nei singoli Paesi e consultazioni con le organizzazioni che si occupano di temi inerenti: reti, associazioni europee, ONG, associazioni nazionali, organizzazioni della società civile, associazioni di categoria e singole imprese.
Per ogni quadro di riferimento vengono indagate le condizioni nei singoli Paesi e proposte delle raccomandazioni laddove necessario: si tratta di uno strumento utile per individuare lo stato di salute delle democrazie europee. Infatti, come dimostrano i dati, il 47% delle raccomandazioni del 2025 è stato attuato completamente o almeno in parte, mentre un 23% ha registrato progressi iniziali. Per migliorare ulteriormente i progressi, la Commissione propone che i futuri Piani nazionali e regionali di partenariato (NRPP), nell’ambito del nuovo bilancio europeo, tengano conto delle criticità evidenziate dal rapporto.
Non tutti gli Stati, tuttavia, avanzano in maniera uniforme: vediamo nel dettaglio la situazione dell’Italia.
Lati positivi e negativi: una sintesi del rapporto per l’Italia
«L’assunzione di magistrati e personale amministrativo negli organi giudiziari prosegue a ritmo sostenuto», riconosce la Commissione, benché il carico di lavoro nei confronti dei giudici sia ancora una criticità su cui lavorare. Giudicata positivamente è anche la presentazione di un disegno di legge sulla professione forense, elaborato dal Governo insieme alle associazioni di categoria, così come i progressi nel sistema digitale di gestione delle cause, ma «la durata dei processi rimane un problema serio, nonostante gli sforzi verso lo smaltimento dell’arretrato».
Sul quadro anticorruzione, l’Ue sottolinea che «è stato mantenuto il ritmo delle condanne per corruzione». Tuttavia, viene rimarcato che il disegno di legge sul conflitto di interessi è ancora in attesa di approvazione in Parlamento. Inoltre, si riconosce che la Camera ha approvato il disegno di legge sull’attività di lobbying, ora al vaglio del Senato, ma restano invece fermi in Parlamento i disegni di legge sul finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali, che affrontano la questione delle donazioni private ai partiti incanalate attraverso fondazioni politiche. Si aggiunge poi che «il varo della piattaforma unica della trasparenza migliora la trasparenza degli appalti pubblici, che rimangono un settore ad alto rischio».
Per quanto riguarda i media, il Parlamento è al lavoro su una riforma della governance e delle norme di finanziamento dei media del servizio pubblico: esiste, infatti, «un sistema di finanziamento pubblico per l’assegnazione delle risorse e il finanziamento di politiche e iniziative a sostegno del settore dei media». Si manifesta però preoccupazione riguardo alle aggressioni fisiche e altre forme di intimidazione nei confronti dei giornalisti. Inoltre, si segnala che non sono stati registrati sviluppi per la riforma sulla diffamazione a mezzo stampa, che risulta ancora in sospeso.
Infine, sul quarto punto si registra che sono stati compiuti i primi passi verso la creazione di un’istituzione nazionale per i diritti umani (NHRI). Inoltre, «è iniziata l’attuazione della legge sulla sicurezza del 2025 ed è stato convertito in legge un nuovo decreto d’urgenza nel settore della sicurezza interna»; tuttavia, «alcuni portatori di interessi hanno manifestato riserve circa il possibile impatto dei due atti sullo spazio civico e sull’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali». Si segnala, inoltre, che i portatori di interessi stanno continuando a esprimere preoccupazione per il ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza e alle mozioni di fiducia.
Le raccomandazioni proposte all’Italia dalla Commissione
In seguito a quanto evidenziato, la Commissione raccomanda all’Italia di:
- Completare il sistema digitale di gestione delle cause in tutti i gradi di giudizio;
- Accelerare sulle riforme ancora ferme in materia di conflitti di interesse, adottare norme sul lobbying e istituire un registro delle attività dei rappresentanti di interessi;
- Intensificare l’impegno per affrontare il tema dei finanziamenti ai partiti e delle campagne elettorali e introdurre un registro elettronico unico per tali informazioni;
- Portare avanti la riforma sulla diffamazione, sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche;
- Garantire libertà di stampa, tenendo conto delle norme europee sulla protezione dei giornalisti, e tutelare la Rai da rischi di influenze indebite;
- Costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani, tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite.
L’efficacia con cui le istituzioni italiane sapranno raccogliere queste sollecitazioni nei prossimi mesi deciderà non solo il giudizio del prossimo rapporto, ma soprattutto la qualità della nostra democrazia all’interno dello scenario europeo.
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