“Mettere dei guardrail alla macchina perché non offenda l’essere umano”. La definizione di padre Paolo Benanti, teologo ed esperto di etica delle tecnologie, rende bene l’idea della sfida che accompagna l’attuazione dell’AI Act europeo: governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale fissando regole e responsabilità senza frenare l’innovazione.

Dal 2 agosto l’Unione europea è entrata in una nuova fase di applicazione del primo regolamento organico al mondo sull’intelligenza artificiale. Dopo la definizione del quadro normativo, Bruxelles passa ora alla vigilanza: la Commissione europea e le autorità nazionali dei Ventisette sono chiamate a verificare il rispetto delle nuove disposizioni, mentre l’Ufficio europeo per l’IA assume un ruolo centrale nelle attività di monitoraggio, indagine e sanzione.

Nuovi obblighi per chatbot e contenuti artificiali

Uno degli effetti più immediati della nuova fase riguarda la trasparenza. I sistemi di IA che interagiscono direttamente con gli utenti, come i chatbot, dovranno rendere evidente quando la conversazione avviene con una macchina e non con una persona.

La stretta riguarda anche i contenuti generati o modificati dall’intelligenza artificiale. Immagini, video e file audio, compresi i deepfake, dovranno essere accompagnati da indicazioni che ne consentano l’identificazione, attraverso etichette e marcature tecniche leggibili dai sistemi informatici.

L’obiettivo di Bruxelles è ridurre il rischio di manipolazione e disinformazione, permettendo ai cittadini di riconoscere più facilmente l’origine dei contenuti e compiere scelte più consapevoli.

Accanto agli obblighi previsti dalla legge entra in campo anche il Codice di condotta volontario sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA, già sottoscritto da circa 190 aziende, tra cui OpenAI, Google, Microsoft, Meta, Anthropic e Mistral.

Nel mirino i modelli di IA più potenti

La nuova fase dell’AI Act riguarda anche i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, i cosiddetti Gpai, compresi quelli considerati a rischio sistemico.

Per questi strumenti sono previsti obblighi aggiuntivi legati alla gestione dei rischi, alla sicurezza e alla valutazione delle possibili conseguenze. Bruxelles punta così a prevenire scenari in cui sistemi sempre più avanzati possano produrre effetti rilevanti sulla sicurezza informatica, sui diritti fondamentali o operare senza un adeguato controllo umano.

L’Ufficio europeo per l’IA avrà il compito di garantire l’applicazione delle regole e potrà intervenire nei confronti dei fornitori che non rispettano gli obblighi previsti.

Restano inoltre in vigore i divieti sulle pratiche considerate incompatibili con i valori europei, tra cui il social scoring, alcune forme di manipolazione subliminale e determinati utilizzi del riconoscimento biometrico.

Un regolamento a tappe fino al 2028

L’AI Act prevede un’applicazione graduale. Le prime disposizioni sono entrate in vigore il 2 febbraio 2025 con il divieto delle pratiche di IA considerate inaccettabili, tra cui alcune tecniche manipolative, lo sfruttamento delle vulnerabilità delle persone e specifici sistemi biometrici.

Dal 2 agosto 2025 sono diventate operative le regole per i fornitori di modelli di IA per finalità generali. Nei prossimi anni arriveranno invece le norme dedicate ai sistemi ad alto rischio, con il completamento del quadro regolatorio previsto entro il 2028. Insomma, la partita dell’intelligenza artificiale è ormai anche geopolitica. Nella competizione tra Stati Uniti e Cina per il controllo delle tecnologie più avanzate, l’Europa punta su un modello fondato sulla responsabilità e sulla tutela dei diritti, cercando di conciliare innovazione e protezione dei cittadini.

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