Una doppia sconfitta parlamentare mette in difficoltà il governo di Pedro Sánchez e riapre in Spagna lo scenario delle elezioni anticipate. Il Congresso ha bocciato due decreti urgenti varati dall’esecutivo socialista per affrontare la crisi abitativa, compreso il provvedimento che prevedeva il congelamento degli sfratti in determinate situazioni di emergenza.

Il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo ha ottenuto 166 voti a favore e 184 contrari. A determinare la bocciatura sono stati i voti del Partido Popular, di Vox e soprattutto di Junts per Catalunya, il partito nazionalista catalano che negli ultimi mesi ha sostenuto dall’esterno la fragile maggioranza di Sánchez.

Le trattative tra socialisti e Junts sono proseguite fino alla mattina del voto, ma non sono riuscite a modificare la posizione dei catalani, che avevano già annunciato la loro intenzione di votare contro.

La sconfitta arriva nel momento più delicato della mobilitazione sul diritto alla casa. Da giorni Madrid e altre città spagnole sono attraversate da proteste contro l’aumento degli affitti, la difficoltà di accesso all’abitazione e gli sfratti. Al centro della mobilitazione è finita la vicenda di Maricarmen Abascal, 87 anni, con una disabilità riconosciuta del 50%, sfrattata dalla casa in cui viveva da decenni dopo un forte aumento del canone.

Il caso dell’anziana madrilena è diventato il simbolo di una crisi che coinvolge soprattutto le fasce più giovani della popolazione e che nelle grandi città ha assunto dimensioni sempre più evidenti. La vicenda personale di Maricarmen si è intanto conclusa con un accordo che dovrebbe consentirle di tornare nell’abitazione a condizioni economiche sostenibili. Ma la soluzione individuale non ha fermato la protesta.

A Madrid, centinaia di persone si sono radunate davanti al Congresso dopo la bocciatura dei decreti. Migliaia di manifestanti sono inoltre ancora presenti nella zona di Puerta del Sol, luogo simbolico delle mobilitazioni sociali spagnole. Per venerdì 3 ottobre sono previste nuove manifestazioni nella capitale e in altre 22 città.

Sánchez valuta il ricorso alle urne

La doppia bocciatura potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la questione abitativa. Secondo fonti socialiste citate dalla stampa spagnola, Sánchez starebbe valutando la possibilità di convocare elezioni anticipate già alla fine di novembre.

Il premier ha trascorso gran parte della giornata in Parlamento, confrontandosi con i ministri e con la dirigenza del PSOE. All’interno del partito emergerebbero orientamenti diversi: una parte del gruppo dirigente sarebbe favorevole a chiedere immediatamente il voto, mentre altri preferirebbero attendere le manifestazioni sul diritto alla casa previste nel fine settimana.

Se Sánchez decidesse di sciogliere anticipatamente le Cortes, l’annuncio potrebbe arrivare lunedì, prima della riunione del comitato esecutivo del PSOE. La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dello Stato il giorno successivo aprirebbe la strada a elezioni il 29 novembre. In alternativa, il voto potrebbe slittare alla settimana successiva, in prossimità della Festa della Costituzione del 6 dicembre.

Per il momento, tuttavia, si tratta di un’ipotesi al vaglio del governo e non di una decisione formalmente annunciata.

La crisi della casa riporta in piazza gli “Indignados”

La protesta di queste settimane ha riportato alla memoria un’altra stagione di mobilitazione sociale: quella degli Indignados, esplosa proprio a Puerta del Sol a partire dal 15 maggio 2011.

Allora la contestazione era alimentata soprattutto dagli effetti della crisi economica e finanziaria. Oggi il malcontento ha un bersaglio più specifico: il costo dell’abitare. Affitti sempre più difficili da sostenere, accesso complicato ai mutui e rischio di sfratto sono diventati temi centrali soprattutto per giovani e famiglie nelle aree urbane.

La storia di Maricarmen ha dato un volto a una questione che era già presente da tempo nel dibattito pubblico. Il suo sfratto, avvenuto il 23 settembre, ha trasformato una vicenda privata in un caso nazionale. Dieci giorni dopo, la crisi parlamentare sui decreti per la casa ha finito per trasformare quella protesta sociale anche in un problema politico per il governo Sánchez.

Il premier, intervenendo in Parlamento, ha difeso fino all’ultimo i provvedimenti e ha chiesto alle forze della destra di mettere da parte il calcolo politico e considerare la situazione delle famiglie alle prese con l’aumento degli affitti.

Ma il voto del Congresso ha mostrato ancora una volta la fragilità della maggioranza. Il no di Junts, in particolare, priva l’esecutivo di un sostegno parlamentare che negli ultimi mesi si è rivelato determinante.

Ora la partita si sposta dal Parlamento alle piazze e, potenzialmente, alle urne. La questione abitativa resta al centro della crisi, ma la bocciatura dei due decreti ha aperto una partita più ampia sul futuro della legislatura spagnola.

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