Pedro Sanchez prova a ripartire dalla casa dopo aver deciso lo scioglimento delle Cortes e convocato le elezioni anticipate per il 29 novembre. Il giorno dopo la crisi parlamentare che ha portato alla scelta del voto, il premier socialista ha riportato sul tavolo gran parte delle misure sull’emergenza abitativa bocciate dal Congresso, approvando in Consiglio dei ministri due nuovi decreti.
Una scelta che arriva mentre in diverse città spagnole continuano le proteste per il costo degli affitti e degli immobili e i sindacati preparano uno sciopero generale a novembre sul diritto alla casa. Per il governo, il tema può diventare uno dei principali terreni di confronto della campagna elettorale.
Nuovi aiuti per chi compra e affitta
Il primo decreto prevede agevolazioni e prestiti senza interessi fino a 50mila euro per l’acquisto della prima casa. Tra le altre misure figurano l’estensione delle tutele contro gli sfratti per le persone vulnerabili, una nuova tassa sugli affitti stagionali, il divieto di acquisti immobiliari a fini speculativi e incentivi fiscali destinati sia ai proprietari sia agli inquilini.
Il secondo provvedimento introduce invece la proroga automatica dei contratti di affitto, salvo alcune eccezioni.
I testi dovranno passare dalla Diputación Permanente, l’organo parlamentare che assume le funzioni delle Cortes durante il periodo che precede le elezioni. Con lo scioglimento del Parlamento, per il governo diventa possibile cercare l’approvazione delle misure senza dover ricostruire la precedente maggioranza.
«Il governo non getta la spugna, né abbandona i cittadini», ha dichiarato Sanchez, sostenendo che i provvedimenti servano a intervenire su un mercato immobiliare segnato dalla speculazione e dalla difficoltà di accesso alla casa.
La crisi è nata proprio sui decreti
La decisione di Sanchez di convocare elezioni anticipate è arrivata dopo la bocciatura dei precedenti provvedimenti sulla casa. A risultare determinante è stato anche il voto di Junts, il partito indipendentista catalano guidato da Carles Puigdemont e finora decisivo per la maggioranza parlamentare del premier.
La nuova composizione della Diputación Permanente potrebbe però modificare gli equilibri. I voti di Junts non sarebbero infatti indispensabili per l’approvazione dei decreti, rendendo possibile per Sanchez puntare sull’approvazione delle misure anche senza l’appoggio degli indipendentisti catalani.
Per il premier si apre così un’opportunità politica: arrivare alle urne con provvedimenti sulla casa nuovamente in vigore e presentarsi agli elettori come il governo che ha scelto di intervenire sull’emergenza abitativa.
Le proteste e lo sciopero generale
Intanto la questione abitativa continua ad alimentare la mobilitazione. In diverse città spagnole sono proseguite le manifestazioni e a Barcellona si sono verificati scontri tra manifestanti e forze di polizia.
I sindacati si preparano inoltre a uno sciopero generale previsto per novembre, proprio mentre la campagna elettorale entrerà nella fase decisiva.
La sinistra potrebbe quindi utilizzare la mobilitazione sul costo delle abitazioni per rafforzare la propria posizione, mentre il governo punta a trasformare le nuove misure in uno dei principali messaggi della campagna.
La Corte Costituzionale apre la strada a Puigdemont
Sul fronte catalano, la giornata è stata segnata dalla decisione della Corte Costituzionale spagnola sulla legge di amnistia. I giudici hanno stabilito che il provvedimento può essere applicato anche al reato di appropriazione indebita di fondi pubblici contestato a Puigdemont in relazione al referendum sull’indipendenza catalana del 2017.
La decisione apre la strada al ritorno in Spagna del leader di Junts, che vive all’estero da quasi dieci anni. Successivamente, la Corte Suprema ha revocato il mandato d’arresto nazionale nei suoi confronti.
Il rientro non è tuttavia ancora stato fissato. Junts ha spiegato che resta da attendere l’applicazione completa della legge di amnistia al caso di Puigdemont da parte della Corte Suprema.
L’amnistia torna al centro della campagna
La vicenda rischia di diventare uno dei temi più delicati della campagna elettorale. Sanchez ha difeso nuovamente la legge di amnistia, negando di averla approvata per favorire un singolo partito e sostenendo che il provvedimento abbia contribuito alla convivenza in Catalogna.
Di segno opposto la reazione dell’opposizione. Il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo ha accusato Sanchez di aver utilizzato l’amnistia come strumento per mantenere il potere e ha promesso di trasformare la questione in un tema della campagna.
Anche Puigdemont ha definito la decisione della Corte Costituzionale una sconfitta per le autorità spagnole, accusate di aver ritardato l’applicazione dell’amnistia.
Cinquantaquattro giorni per cambiare la partita
Il Partito socialista e le forze della sinistra hanno ora poco meno di due mesi per cercare di recuperare terreno in vista del voto. La strategia di Sanchez appare concentrata sulla necessità di portare alle urne una questione immediatamente percepibile dagli elettori: il costo della casa.
La possibilità di far approvare nuovamente i decreti durante la campagna consentirebbe inoltre al governo di trasformare la loro difesa in uno degli argomenti principali contro l’opposizione.
Sullo sfondo restano però la crisi dei rapporti con Junts, il possibile ritorno di Puigdemont, le proteste per l’abitazione e le altre questioni che hanno messo sotto pressione l’esecutivo socialista.
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