L’ultima campanella è suonata, ma per gli studenti italiani il rientro è ancora lontano. Tra i principali Paesi europei, l’Italia è infatti quello che concede le vacanze estive più lunghe: nelle scuole primarie di Roma le lezioni terminano l’8 giugno e riprendono il 15 settembre, per un totale di 98 giorni di pausa.
Il confronto con gli altri Paesi racconta una realtà molto diversa. In Grecia le vacanze durano 87 giorni, in Spagna e Romania 79, in Austria 65, mentre in Francia si fermano a 59 giorni. Ancora più brevi in Germania (46 giorni) e soprattutto in Svezia, dove gli studenti restano a casa appena 36 giorni.
Un’eccezione nel panorama europeo
Il confronto è stato realizzato prendendo come riferimento i calendari scolastici delle scuole primarie nelle capitali di dieci Paesi dell’Unione europea. Pur con differenze territoriali, emerge chiaramente come l’Italia rappresenti un’eccezione: nella maggior parte dei sistemi scolastici europei la pausa estiva dura tra le sei e le nove settimane.
Anche i dati di Eurydice, la rete della Commissione europea che monitora i sistemi educativi, confermano il quadro. Gli studenti italiani beneficiano mediamente di una pausa estiva compresa tra le 12 e le 13 settimane, una delle più lunghe d’Europa. Solo alcuni cicli della scuola primaria in Bulgaria arrivano a prevedere un periodo di sospensione ancora più esteso.
Non meno scuola, ma vacanze concentrate
Il dato potrebbe far pensare che gli studenti italiani trascorrano meno tempo in aula rispetto ai coetanei europei. In realtà è vero il contrario.
Secondo Eurydice, l’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di giorni di lezione annuali: circa 200, un dato in linea con quello della Danimarca. La differenza sta nella distribuzione delle pause. In molti Paesi europei le interruzioni sono ripartite durante l’anno scolastico, con vacanze autunnali, invernali e primaverili più frequenti. In Italia, invece, la maggior parte dei giorni di sospensione si concentra nei mesi estivi.
Quanto costa alle famiglie
La lunga pausa estiva non è solo una questione educativa, ma anche economica. Le ferie dei lavoratori raramente superano le due o tre settimane e, per milioni di famiglie, la chiusura delle scuole significa dover trovare soluzioni alternative per accudire i figli.
Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio Eures-Adoc, nel 2026 un centro estivo privato a tempo pieno costa in media 179 euro a settimana per bambino. Otto settimane possono tradursi in una spesa superiore ai 1.400 euro per un figlio e oltre i 2.700 euro per una famiglia con due bambini. A Milano il conto può superare i 3.500 euro.
Più vacanze non significa risultati migliori
Il confronto internazionale mostra anche che non esiste una relazione diretta tra durata delle vacanze estive e qualità dell’istruzione. La Danimarca, dove la pausa estiva dura poco più di sei settimane, ottiene risultati elevati nelle principali rilevazioni internazionali. Ma lo stesso accade in Estonia, uno dei sistemi scolastici più performanti al mondo, pur con vacanze estive relativamente lunghe.
Anche il caso italiano suggerisce prudenza. Nonostante circa 200 giorni di scuola all’anno, gli studenti continuano a registrare risultati inferiori alla media Ocse in diverse competenze. A incidere sembrano essere soprattutto la qualità dell’insegnamento, l’organizzazione della didattica e gli investimenti nel sistema scolastico, più che il numero di settimane di vacanza.
Il dibattito sul calendario scolastico
Negli ultimi anni un altro elemento è entrato nel dibattito: il cambiamento climatico. Le estati sono sempre più lunghe e caratterizzate da ondate di calore che iniziano già a maggio e si protraggono fino a settembre, mentre gran parte degli edifici scolastici italiani non è ancora adeguata ad affrontare temperature elevate.
Per questo alcuni esperti propongono di ripensare il calendario scolastico, redistribuendo i periodi di pausa nell’arco dell’anno sul modello di altri Paesi europei. L’obiettivo non sarebbe aumentare o diminuire i giorni complessivi di scuola, ma adattare il sistema a nuove esigenze climatiche, organizzative e sociali.
La discussione resta aperta. Se da un lato l’Italia continua a detenere uno dei primati europei per durata delle vacanze estive, dall’altro mantiene anche uno dei calendari scolastici più lunghi. Un equilibrio che continua a dividere pedagogisti, famiglie e mondo del lavoro.
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