L’Europa risponde ai dazi con più commercio. Mentre Washington torna al protezionismo e la guerra commerciale tra grandi potenze ridisegna gli equilibri globali, Bruxelles accelera sugli accordi internazionali e usa la propria forza commerciale come leva geopolitica.

Dal Mercosur all’India, passando per l’Australia, l’Unione europea sta chiudendo una serie di intese strategiche rimaste per anni nei cassetti, trasformando il libero scambio in uno strumento per diversificare mercati, garantire approvvigionamenti e aumentare il proprio peso sulla scena internazionale.

Con oltre  7.870 miliardi di euro di scambi nel 2024, il  15,8%  del commercio mondiale e accordi con  80  partner, l’Unione europea parte da una posizione di forza. La nuova fase del commercio globale, segnata da dazi, sanzioni e rivalità geopolitiche, sta però cambiando il ruolo della politica commerciale europea: da semplice motore della crescita economica a vero strumento di potere.

Il libero commercio, una delle radici dell’Unione europea

Il libero commercio è un tema intrinsecamente collegato alla storia e all’evoluzione dell’Unione Europea: non un mero strumento economico, ma uno degli atti fondativi del processo di integrazione.

La CECA prima e la CEE poi sono state realizzate abbattendo dazi e barriere tra Stati, perseguendo quella via funzionalista che prevedeva la realizzazione di una «solidarietà di fatto», citando Schuman.

Quella del commercio è una competenza esclusiva dell’Unione Europea sugli Stati membri ed è una delle politiche più incisive di cui dispone Bruxelles. Una politica che si rivela preziosa anche a livello di politica estera dato che è una delle poche, vere, leve con cui l’Ue può pesare come attore geopolitico autonomo.

Non a caso rientra sotto lo stesso ombrello delle relazioni esterne, ed è usata spesso con la condizionalità, in un periodo in cui il commercio è diventato uno strumento importante di pressione. Pensiamo, ad esempio, alle sanzioni alla Russia o ai blocchi commerciali effettuati da Iran e Stati Uniti nel Golfo.

La potenza commerciale europea

E non a torto. Nel 2024 con oltre 7.870 miliardi di euro come valore di commercio, l’Unione europea si erge come principale potenza commerciale, con il 15,8% del volume totale di scambi di beni e servizi.

L’Ue ha accordi commerciali con 80 partner ed è il principale partner commerciale per 59 Paesi nel mondo.

Bruxelles ha raggiunto questo primato grazie a una serie di accordi commerciali con livelli crescenti di integrazione: dai semplici accordi che riducono i dazi su alcuni prodotti, alle vere e proprie aree di libero scambio e integrazione.

Da Global Europe alla nuova stagione degli accordi

Un cambio di passo si è verificato circa vent’anni fa, con il lancio della politica Global Europe nel 2006 e il graduale abbandono dell’approccio multilaterale in favore di quello bilaterale o plurilaterale.

Già nel 2007 vennero lanciate varie trattative per la realizzazione di accordi di libero scambio con India e ASEAN, che però si arenarono negli anni seguenti.

Sebbene la macchina commerciale e diplomatica europea non si sia mai fermata, e avesse già iniziato a riposizionarsi dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina del 24 febbraio 2022, ha subito una forte accelerazione con il ritorno a Washington di Trump nel 2025.

La seconda presidenza americana si è aperta con il lancio delle “tariffe reciproche”, che hanno colpito decine di Stati e, in particolare, Unione europea e Cina, portando a una nuova guerra dei dazi con Pechino.

Trump accelera la diversificazione europea

Da un lato Bruxelles ha percorso la via dell’accordo e della salvaguardia delle relazioni transatlantiche; dall’altro ha avviato una diversificazione dei mercati accelerando la chiusura di accordi rimasti sospesi per decenni, nel tentativo di consolidare la propria rete di approvvigionamento globale.

Complice anche un nuovo clima internazionale, in risposta all’atteggiamento degli Stati Uniti, l’Unione è riuscita a fare un salto di qualità importante nel gennaio 2026 firmando a Rio de Janeiro l’accordo con il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), dopo circa 25 anni di negoziati.

A Nuova Delhi è arrivato poi l’accordo con l’India, dopo quasi vent’anni dall’inizio delle trattative. A marzo si sono conclusi anche i negoziati con l’Australia, in discussione dal 2018.

Mercosur e India, accordi economici ma anche politici

La linea della nuova amministrazione americana ha spinto sia alleati storici sia rivali a rivedere le proprie politiche commerciali e a considerare gli Stati Uniti un partner meno prevedibile.

Non a caso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, commentando l’accordo con il Mercosur, ha sottolineato come rappresenti una piattaforma per un «profondo impegno politico con partner che vedono il mondo come noi», basato su apertura, partnership e regole condivise.

Lo stesso approccio è stato seguito con l’India, dove Bruxelles ha definito l’intesa un segnale che «la cooperazione è la migliore risposta alle sfide globali».

Due accordi che confermano il cambio di atteggiamento dell’Europa nelle relazioni internazionali e nell’approccio al commercio globale.

L’accordo con il Mercosur testimonia come l’Unione sia oggi disposta a bilanciare le politiche di tutela interna con la necessità di aprire nuovi mercati, mantenendo comunque protezioni per i settori più sensibili. Quello con l’India evidenzia invece una nuova fase nei rapporti con una delle economie più strategiche del pianeta, favorendo una maggiore apertura di Nuova Delhi verso i mercati europei.

Un cantiere commerciale ancora aperto

L’Unione europea ha oggi in corso di adozione o ratifica accordi con altri 29 partner, soprattutto in Asia e Africa.

Un cantiere commerciale in continua evoluzione che, anche sulla spinta del protezionismo americano, potrebbe portare l’Ue ad aprirsi a nuovi mercati per le proprie merci e servizi, oltre a diffondere la propria influenza politica e legislativa.

Dopo settant’anni passati ad abbattere barriere interne, l’Unione europea sta mostrando tutto il proprio know-how commerciale. Oggi il libero scambio non è più soltanto una scelta economica: è diventato uno degli strumenti principali con cui Bruxelles prova a giocare da protagonista nello scenario globale.

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