La nostra Europa è il titolo di uno straordinario saggio sulle radici e sul futuro del nostro continente a firma di Edgar Morin e Mauro Ceruti. Per i lettori de La Nuova Europa un esclusivo estratto dell’opera dei due pensatori pubblicata nel 2025.

 

La “barca” europea si trova oggi a fluttuare in un mondo dove risorgono pulsioni autoritarie e imperiali, sia a Oriente sia a Occidente. Imperialismi complici o antagonisti minacciano l’Europa dall’esterno. Demagogismi illiberali, xenofobismo e fanatismi nazionalisti la minacciano dall’interno, con concreti rischi di disgregazione e di decivilizzazione.

Abbiamo scritto questo libro interrogandoci su cosa possiamo fare, su cosa possiamo sperare per dare un futuro all’Europa, cercando di mostrare come la speranza si annidi paradossalmente nella disperazione. “Là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”, scriveva Friedrich Hölderlin.

Abbiamo bisogno di comprendere la singolarità, la complessità, l’ambivalenza della nozione stessa di Europa.

La nozione di Europa si dissolve appena la si vuole pensare in modo chiaro e distinto, si frammenta appena si vuole riconoscere la sua unità, e allorché vogliamo trovare un’origine fondatrice. La nozione d’Europa deve essere concepita secondo una multipla e piena complessità. La nozione di Europa è una nozione storica. Certo, le frontiere marittime la delimitano a nord, a ovest e a sud, ma essa non ha alcuna frontiera continentale a est, dove la Russia è nello stesso tempo europea e asiatica. L’Europa è il promontorio occidentale del continente asiatico. E storicamente ha frontiere cangianti.

La nozione di Europa ha molteplici volti, che non si potrebbero sovrapporre l’uno sull’altro senza creare l’indistinto. Ha conosciuto varie metamorfosi, affrontando nei modi più opposti la sua tensione costitutiva, quella fra identità e diversità, fra unità e molteplicità.

L’Europa non ha unità se non attraverso la sua molteplicità. Sono le interazioni fra popoli, culture, classi, Stati ad avere tessuto una unità a sua volta plurale e contraddittoria.

Il nostro proposito non è quello di elevare un’ode euforica all’Europa. Vogliamo mostrare tutte le sue ambivalenze: la sua cultura fonda l’universalismo dei diritti umani, che comporta il riconoscimento della piena umanità a ogni persona, quali che siano la sua origine o il suo sesso. E tuttavia l’imperialismo coloniale, la tratta degli schiavi, il disprezzo razziale, il campo di concentramento sono nati in Europa e praticati dall’Europa. Ci sono, nello stesso tempo, un umanesimo europeo e una barbarie europea, e l’umanesimo ha potuto anche essere utilizzato per occultare la barbarie.

La complessità è stata la sua storia. Storia politica, economica, letteraria, filosofica, sociale, etnica, fatta di straordinarie invenzioni, ma anche di drammatiche e violente rivalità, fino all’abisso delle guerre mondiali.

L’Europa si è auto-costituita in un caos genesico dove si sono annodate insieme potenze di ordine, di disordine e di organizzazione. L’Europa non esiste fino alla metà del XX secolo se non nelle divisioni, negli antagonismi e nei conflitti, che, in certo senso, l’hanno prodotta.

Dobbiamo abbandonare ogni idea di Europa una, chiara, distinta, armoniosa, ogni idea di una essenza europea primaria, e l’idea di una realtà europea che preceda la divisione e l’antagonismo. È nelle divisioni e negli antagonismi fra Stati-nazione che si propaga e si impone la nozione d’Europa.

Eccoci allora nel cuore della difficoltà di pensare l’Europa quando si è abituati al modo classico di pensare, attraverso il quale l’idea di unità stempera l’idea di molteplicità e di metamorfosi, e attraverso il quale l’idea di diversità conduce a un semplice catalogo di elementi giustapposti. La difficoltà di pensare l’Europa è innanzitutto questa difficoltà di pensare l’uno nel molteplice, il molteplice nell’uno: l’unitas multiplex. È nello stesso tempo la difficoltà di pensare l’identità nella non identità.

Ciò che fa l’unità della cultura europea non è la sintesi giudeo-cristiano-greco-romana; è il gioco non soltanto complementare, ma anche concorrente e antagonista fra queste istanze, ciascuna delle quali ha una propria logica: è la loro dialogica…

L’Europa è una costruzione storica che ha un carattere paradossale: si manifesta non attraverso il progresso lineare di un’identità comune, ma attraverso il conflitto delle identità nazionali ed etniche. E le guerre fra nazioni, lungi dal diminuire, si sono tragicamente amplificate nel XX secolo.

L’Europa non è costituita solo da un’estrema diversità. Essa è soprattutto il terreno di guerre permanenti fino al 1945 e anche oltre, dopo la costituzione dell’Unione Europea: guerre di Jugoslavia fra il 1991 e il 2001, del Kosovo fra il 1998 e il 1999, di Ucraina dopo l’invasione della Crimea nel 2014 fino all’offensiva del 2022. Ma, nello stesso tempo, attraverso diversità e conflitti, si sono forgiate una unità, una civiltà e una creatività propriamente europee.

 

[continua nel nuovo numero della rivista]

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