Dalle politiche di Trump alle restrizioni in Francia, Regno Unito e Italia: come le misure adottate dai governi occidentali possono ridurre gli spazi di libertà, indebolire i diritti e mettere sotto pressione le istituzioni democratiche. Una stretta graduale, che avanza senza rotture evidenti e rischia di rendere il dissenso sempre più difficile.
Questo articolo di Michele Ainis, uno dei più noti costituzionalisti italiani, saggista, editorialista e autore del nuovo saggio «Fascismo Bianco» (Garzanti), è stato pubblicato sulla Rivista LA NUOVA EUROPA
Ci cade addosso goccia a goccia, e senza far troppo rumore. È una pioggia, non una tempesta tropicale. Ma allaga le nostre democrazie, sommerge i diritti, annega le antiche libertà costruite in Occidente. Fascismo bianco, chiamiamolo così. Senza l’olio di ricino o una marcia su Roma, senza rinchiudere gli oppositori in uno stadio come fece in Cile Pinochet, ma con lo stesso bersaglio di quelle tragiche esperienze: la formazione d’un pensiero unico, asfissiante, totalizzante. Anzi: per certi versi questo neo-autoritarismo è ancora più infido, più pericoloso. Perché s’insinua lentamente, generando assuefazione. E perché non si lascia riconoscere attraverso il trauma di una frattura democratica, quindi desta minori resistenze. Sicché potrà riuscire utile mettere in fila i dati, i fatti, le politiche con cui si manifesta la stretta autoritaria. Qui e oggi, nei principali Paesi occidentali.
Stati Uniti
Il 20 gennaio 2025 Donald Trump giura come 47º presidente degli Stati Uniti, e firma 42 executive orders nel giro di 12 ore. In teoria si tratterebbe di semplici direttive amministrative, ma lui li adotta per smantellare le garanzie in favore delle minoranze etniche e di genere, l’assistenza alle donne che intendono abortire, il diritto d’asilo, gli aiuti umanitari all’estero, i limiti etici alla ricerca sull’intelligenza artificiale, gli accordi sul clima, le regole internazionali sul commercio attraverso l’imposizione di dazi unilaterali.
Dopo di che cominciano le bastonate. Contro gli immigrati, per mano dell’Ice, la polizia politica di Trump: 22 mila paramilitari che operano mascherati, con poteri illimitati e una garanzia d’immunità. Contro i professori e gli studenti, giacché nell’immaginario dell’amministrazione Trump i principali atenei statunitensi sono altrettanti covi liberal, e vanno castigati. Ne fa le spese pure Harvard, l’università più famosa al mondo, frequentata da 8 presidenti degli Stati Uniti e 150 premi Nobel: 2,2 miliardi di finanziamenti congelati. Contro gli uffici di statistica, accusati di screditare il Partito repubblicano. Contro i sindacati del pubblico impiego, cui viene interdetta la contrattazione collettiva. Contro i magistrati che osano obiettare: il 25 aprile 2025 una giudice di Milwaukee, nel Wisconsin, viene arrestata dal Fbi con l’accusa d’avere intralciato l’applicazione delle leggi sull’immigrazione.
Francia
A Parigi governa Macron, non uno sceriffo come Trump. Eppure anche laggiù s’usano le maniere forti. Ne sanno qualcosa i manifestanti ripetutamente vittime di violenze poliziesche, tanto da suscitare sdegno nella stampa internazionale, oltre che una quantità di denunce ufficiali, dal relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto di riunione e associazione pacifica, fino al commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa. Ma c’è pure una violenza contro le istituzioni, oltre che contro le persone. Quella perpetrata da Emmanuel Macron, nel marzo 2023, timbrando la riforma delle pensioni senza il voto parlamentare, che non avrebbe mai ottenuto. O quella di cui trasuda la Loi Sécurité Globale, approvata nel 2021 da un Parlamento vuoto (75 voti a favore, 33 contrari, su un totale di 557 deputati). Una legge liberticida, che autorizza il porto d’armi per la polizia fuori servizio, e che prevede un anno di prigione per chiunque diffonda l’immagine di un poliziotto all’opera, con buona pace della libertà di stampa.
Inghilterra
Il contrasto all’immigrazione costituisce l’alibi perfetto per ogni politica repressiva. Nel Regno Unito è stata brevettata una soluzione drastica: il Piano Ruanda. Trasferendo i richiedenti asilo a 6400 chilometri da Londra, grazie a un accordo con il governo del Ruanda costato 140 milioni di sterline. Mentre nel 2022 è entrato in vigore il Police, Crime, Sentencing and Courts Act, che conferisce alle forze dell’ordine maggiori strumenti per fermare le proteste. Fra questi, la possibilità di reprimere una manifestazione se considerata troppo rumorosa. Difficile, però, protestare a bocca chiusa. E pressoché impossibile protestare pure a bocca aperta, tanto che nell’agosto 2025 la polizia di Londra ha arrestato 532 persone che manifestavano contro il genocidio a Gaza; la metà dei fermati era ultrasessantenne, 100 di loro avevano superato i settant’anni. Dalla pensione alla galera.
Italia
Nel dicembre 2025 Amnesty International ha messo nero su bianco la denuncia: dopo tre anni di governo Meloni «in Italia c’è stato un profondo arretramento nella tutela dei diritti umani». Per quali ragioni? Innanzitutto l’abuso del diritto penale, la trasformazione di ogni comportamento irregolare in un delitto. E così, per dirne una, nel 2025 uno dei tanti decreti sicurezza introduce 14 nuovi reati e 9 aggravanti. Di conseguenza s’aggrava lo scandalo del sovraffollamento nelle carceri: nell’ottobre 2022 – al debutto del nuovo esecutivo – ospitavano 55 mila detenuti; ora sono 64 mila, con 18 mila persone in più dei posti letto. Fra le disposizioni più emblematiche di quest’indirizzo, la norma anti-Gandhi, com’è stata definita: ossia la galera per chiunque interrompa la circolazione stradale con una manifestazione. Ne faranno le spese gli eco-attivisti di Ultima generazione, ma potenzialmente anche i lavoratori e gli studenti. Una ferita alla libertà di manifestazione del pensiero. Che tutela il dissenso, anche il più radicale, non certo l’opinione conformista.
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