In anteprima, un estratto del nuovo articolo di Mauro Ceruti, filosofo e teorico del pensiero complesso, per La Nuova Europa: una riflessione sulla crisi climatica, sui limiti planetari e sulla necessità di una nuova solidarietà globale. Ceruti è autore de “Il tempo della complessità” (R. Cortina, 2018) e di molti altri libri. Il più recente è “Per una civiltà della Terra” (Aboca, 2026).
Il riscaldamento globale, come ci dicono da tempo gli scienziati, è destinato ad aggravarsi nei prossimi anni, con un complesso e grave impatto sulle condizioni di vita delle persone e delle nostre società, sulle vite umane, sulle migrazioni, sull’economia, sul lavoro, sulle diseguaglianze.
La specie umana è diventata una grande forza della natura, con la capacità di trasformare le condizioni della biosfera in modo tale che queste nuove condizioni non siano più sostenibili persino per la propria sopravvivenza futura. È un fatto inedito, che introduce una discontinuità nella storia della Terra e dell’umanità. I geologi hanno introdotto il termine Antropocene proprio per identificare questa nuova epoca.
Potremmo persino dire che il riscaldamento globale è il più grande problema dell’umanità: il problema che comprende e subordina a sé tutti i grandi problemi proposti dalle crisi globali: energia, ambiente, sicurezza alimentare, sicurezza finanziaria, migrazioni, diseguaglianze, in quanto sono problemi tutti interconnessi e interdipendenti. Ciò rivela la caratteristica principale della nuova condizione umana planetaria: la complessità. Cioè rivela che tutto è connesso, a livello planetario.
La transizione ecologica, la transizione a un sistema di produzione e distribuzione della ricchezza a basse emissioni di carbonio, è una delle più profonde transizioni nella storia della nostra specie. È una sfida complessa e il suo successo dipende sicuramente dalla volontà di affrontare e gestire insieme i problemi multidimensionali e i dilemmi che comporta, e quindi dall’adozione di una strategia basata su una prospettiva sistemica, che sola può permetterci di comprendere come la crisi climatica accomuni l’umanità planetaria nello stesso destino, in modo inedito e radicale.
Oggi, l’umanità ha per la prima volta i mezzi scientifici, tecnici e cognitivi per realizzarsi e comprendersi come un’entità planetaria e biosferica, e per delineare la prospettiva di una civiltà della Terra, che emerge come possibilità dalla nuova coscienza dei vincoli di Terra-Gaia.
In particolare, la necessità comune di proteggere la vita della specie umana dalla minaccia termonucleare, dalla degradazione ambientale e dagli effetti catastrofici del cambiamento climatico impone non solo una comprensione “sistemica” di tali problemi, ma anche un ampliamento dei valori nella direzione di un’etica della Terra, che apra la via a un nuovo orizzonte cooperativo.
Un sistema di solidarietà globale è divenuto indispensabile, per la sopravvivenza dell’umanità.
Perciò, in questo inedito contesto, oggi la guerra appare ancora più “immorale”, perché viola un “obbligo” alla cooperazione per la protezione del “Tutto planetario”, che coinvolge e concerne l’interesse vitale di tutti.
Il contributo completo sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista in uscita il 1 ottobre
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