L’Unione europea accelera sul fronte dell’allargamento e compie un nuovo passo avanti nei negoziati di adesione con Ucraina e Moldavia. I rappresentanti permanenti dei Ventisette (Coreper) hanno dato il via libera, martedì 14 luglio, all’apertura del cluster 6, il capitolo negoziale dedicato alle relazioni esterne, per entrambi i Paesi.

La decisione rappresenta un ulteriore avanzamento nel lungo processo che dovrà portare Kiev e Chișinău, se saranno completate tutte le riforme richieste, verso l’ingresso nell’Unione europea.

Nella stessa giornata sono arrivati risultati importanti anche per i candidati dei Balcani occidentali. L’Albania ha ottenuto la chiusura provvisoria dei capitoli relativi a scienza e ricerca, istruzione e cultura e relazioni esterne. Il Montenegro, considerato il Paese più avanti nel percorso di adesione, ha invece chiuso i capitoli dedicati alla politica della concorrenza e all’Unione doganale.

La commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha definito la giornata un vero e proprio “Super Tuesday” europeo, sottolineando che non si registrava una concentrazione così elevata di conferenze intergovernative dedicate all’allargamento da oltre vent’anni.

Cosa comporta l’apertura del cluster 6

L’apertura del sesto cluster rappresenta un tassello significativo del negoziato di adesione. Il raggruppamento comprende i capitoli relativi alla politica commerciale esterna e alla politica estera, di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea.

Per Ucraina e Moldavia si tratta del secondo cluster aperto, dopo quello dedicato ai cosiddetti “fondamentali”, che riguarda settori centrali come riforma della giustizia, Stato di diritto, appalti pubblici e controllo finanziario.

Il percorso complessivo di adesione prevede 32 capitoli negoziali suddivisi in sei cluster. Solo la chiusura di tutti i capitoli consente a un Paese candidato di completare il processo e arrivare alla firma del trattato di adesione.

Il cambio di posizione dell’Ungheria sblocca il dossier ucraino

L’avanzamento dei negoziati con Kiev è stato favorito anche dal cambio di atteggiamento politico dell’Ungheria. Con l’arrivo al governo del premier Péter Magyar, Budapest ha ritirato il veto che il precedente esecutivo guidato da Viktor Orbán aveva posto sull’apertura dei nuovi capitoli negoziali con l’Ucraina.

Il via libera ungherese ha permesso all’Unione europea di imprimere una nuova accelerazione al dossier. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva già indicato come obiettivo quello di aprire il maggior numero possibile di cluster negoziali prima della pausa estiva.

Anche il presidente del Consiglio europeo António Costa ha definito la decisione “un ulteriore passo verso l’Unione europea”, evidenziando come Ucraina e Moldavia stiano rispettando gli impegni richiesti da Bruxelles.

Montenegro e Albania avanzano nel percorso europeo

Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata soprattutto su Ucraina e Moldavia, anche i Paesi dei Balcani occidentali continuano a registrare progressi.

Il Montenegro mantiene la posizione di candidato più avanzato: Podgorica ha già superato una parte consistente del percorso negoziale e procede con la chiusura graduale dei capitoli.

Anche l’Albania continua a mostrare un ritmo positivo, grazie ai progressi nelle riforme richieste dall’Unione europea.

La strategia della Commissione resta quella di portare avanti l’allargamento su più fronti, basandosi sul principio del merito: ogni Paese candidato viene valutato in base alla capacità di rispettare gli standard europei e attuare le riforme necessarie.

Ucraina, tra ambizioni europee e grandi ostacoli

Nonostante il forte sostegno politico di Bruxelles, il percorso dell’Ucraina verso l’adesione resta complesso.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato il 2027 come possibile data per l’ingresso nell’Unione, ma nelle istituzioni europee prevale maggiore prudenza.

Restano infatti numerose questioni da affrontare: dalla guerra in corso con la Russia alla sicurezza dei confini, dalla lotta alla corruzione al rafforzamento dello Stato di diritto, fino agli effetti economici dell’allargamento. L’ingresso dell’Ucraina avrebbe inoltre un impatto significativo sul bilancio europeo. Con circa 40 milioni di ettari coltivabili, il Paese diventerebbe uno dei principali beneficiari della Politica agricola comune (Pac), mentre l’accesso ai fondi di coesione richiederebbe nuove risorse e un possibile riequilibrio delle priorità finanziarie dell’Unione.

La nuova accelerazione del processo di adesione si inserisce in un quadro geopolitico profondamente cambiato dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Per Bruxelles l’allargamento non rappresenta più soltanto un progetto politico ed economico, ma anche uno strumento strategico per rafforzare la sicurezza europea, consolidare la stabilità del continente e ridurre l’influenza russa nell’area orientale.

In questo contesto assume particolare rilievo anche la visita della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Kiev, dove il sostegno europeo all’Ucraina e il futuro percorso di adesione saranno tra i temi principali del confronto con il presidente Zelensky.

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