Settantotto anni, più di mezzo secolo di politica e una convinzione rimasta intatta: l’Europa non è soltanto un’istituzione, ma un progetto da difendere e completare. Emma Bonino, morta l’11 settembre 2026 a Roma, ha legato profondamente il proprio nome all’integrazione europea, attraversandone alcune delle fasi decisive e portando le sue battaglie dai palazzi italiani a Bruxelles e sulla scena internazionale.
Per Emma Bonino l’Europa non è mai stata soltanto Bruxelles, Strasburgo o un capitolo della politica estera italiana. È stata una scelta di campo, una battaglia politica e culturale, una parte essenziale della sua idea di libertà. Per oltre cinquant’anni ha attraversato le istituzioni europee e italiane sostenendo lo stesso principio: più integrazione, più diritti, più democrazia.
Il suo viaggio europeo comincia nel 1979, con le prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo. Bonino è tra i primi eurodeputati direttamente eletti e rimane a Strasburgo per due legislature. Tornerà nel 1999, dopo essere stata dal 1995 al 1999 commissaria europea nella Commissione Santer, con le deleghe agli Aiuti umanitari, alla tutela dei consumatori e alla Pesca.
Sono gli anni in cui l’integrazione compie alcuni dei suoi passaggi decisivi: viene firmato il Trattato di Amsterdam, si rafforza il ruolo del Parlamento europeo e prende forma la fase finale che porterà alla nascita dell’euro. Bonino partecipa ai lavori preparatori della moneta unica e porta nelle istituzioni europee un’agenda fondata sui diritti e sulla dimensione internazionale.
«Era una europeista forte, molto competente, impegnata e di alti principi, ma anche assai pratica, orientata al fare e non solo al dire», ricorda Erkki Liikanen, oggi presidente del board di Bruegel e suo collega nella Commissione Santer. «Era una voce potente sulle questioni umanitarie, non solo in Europa ma in tutto il mondo».
Dalla lotta alla fame alla pena di morte, dalla difesa dei diritti al sostegno al Tribunale penale internazionale, la sua idea di Europa è sempre stata legata alla capacità dell’Unione di esercitare un ruolo nel mondo. Una visione che Bonino ha continuato a difendere anche dalla politica italiana, come ministra per gli Affari europei e il Commercio internazionale nel governo Prodi e poi come ministra degli Esteri nel governo Letta.
Nel 2018 fonda +Europa, trasformando in progetto politico una convinzione coltivata per tutta la sua carriera: di fronte alle spinte nazionaliste, la risposta deve essere più Europa.
Il suo peso nella storia repubblicana è stato riconosciuto anche dalle massime istituzioni. Il presidente Sergio Mattarella ha ricordato una donna «radicale, liberale, femminista, decisamente europeista», sottolineando il suo impegno per «l’unità e la maggiore integrazione dell’Unione Europea». La premier Giorgia Meloni, pur ricordando la distanza tra le loro posizioni politiche, ha riconosciuto a Bonino «il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione» e ha annunciato i funerali di Stato.
La sua scomparsa lascia così all’Europa non soltanto una protagonista delle sue istituzioni, ma una militante dell’idea europea. Una donna che ha vissuto l’integrazione non come un processo compiuto, ma come una battaglia permanente.
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