In vista dell’Anno Europeo dei Normanni, la Basilicata costruisce una nuova narrazione del proprio patrimonio, mettendo in dialogo l’eredità normanna e sveva, i paesaggi e i linguaggi contemporanei. Dai castelli di Melfi e Lagopesole al progetto artistico Motherland, l’obiettivo è trasformare la memoria in un’esperienza culturale capace di interrogare il presente.

 

La storia non è un deposito di date e monumenti, ma una materia viva, capace di parlare al presente e di contribuire a definire l’identità europea. È questa la prospettiva con cui la Basilicata si prepara al 2027, indicato come Anno Europeo dei Normanni, puntando su un patrimonio che racconta l’incontro tra popoli, culture e poteri nel Medioevo. Due progetti, Basilicata Motherland. Patrimonio Vivo e Basilicata, Terra dei Re, mettono in relazione arte contemporanea, memoria storica e nuove tecnologie, proponendo una riflessione sul modo in cui i territori possono raccontare se stessi senza ridursi a una semplice successione di attrazioni.

La memoria come materia viva

Promosse dall’APT Basilicata e dalla Fondazione Matera Basilicata 2019, le due iniziative condividono una visione: restituire profondità al racconto del territorio, collegando il patrimonio storico e paesaggistico alle esperienze delle comunità che lo abitano. Non soltanto promozione, dunque, ma un tentativo di costruire un linguaggio culturale capace di tenere insieme memoria e contemporaneità.

Il primo progetto, Basilicata Motherland, nasce in occasione della partecipazione regionale a Expo 2025 Osaka. Attraverso il lavoro dell’artista e filmmaker Silvio Giordano, l’intelligenza artificiale generativa ha rielaborato fotografie d’archivio, trasformando le immagini del paesaggio lucano in figure scultoree e antropomorfe. L’immaginario digitale è poi tornato nei luoghi reali grazie a una produzione artistica che ha coinvolto la body painter Lela Peretto, il regista Gabriele Maggio e il fotografo Simone Bramante, con la produzione di Malaka Studio.

Corpi dipinti si fondono così con i boschi del Pollino, le acque di Maratea e la pietra dei Sassi di Matera. Il risultato è un dialogo tra natura e presenza umana, tra la memoria conservata negli archivi e la possibilità di reinterpretarla attraverso nuovi linguaggi visivi.

L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, non sostituisce l’autore né pretende di restituire una verità definitiva sui luoghi. Diventa uno strumento per esplorare immagini e possibilità, che acquistano significato quando vengono ricondotte alla realtà, al lavoro artistico e all’esperienza concreta del paesaggio. Il volume Basilicata Motherland organizza questo racconto in quattro nuclei: Germina, dedicato alla natura; Scorre, legato all’acqua e alle coste; Resiste, incentrato sulla pietra e sui borghi; Incanta, che trova nei Sassi di Matera la propria espressione.

Normanni e Svevi, una storia che appartiene all’Europa

Se Motherland interroga il rapporto tra identità e immaginazione, Basilicata, Terra dei Re guarda soprattutto alla stratificazione storica della regione. Coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 nell’ambito del programma Fantastico Medioevo, il progetto mette in rete 14 Comuni, dal Vulture Melfese all’Alto Bradano fino a Matera, per valorizzare le eredità normanne, sveve e religiose della Basilicata.

Il Medioevo lucano non è una vicenda marginale rispetto alla storia europea. Melfi fu uno dei centri fondamentali del potere normanno e svevo nell’Italia meridionale. Nel 1231 Federico II promulgò qui le Costituzioni di Melfi, note anche come Liber Augustalis, un complesso legislativo che rappresenta una testimonianza significativa della costruzione del potere e dell’organizzazione dello Stato nel Medioevo. Nel 2031 ne ricorrerà l’ottocentesimo anniversario, un secondo appuntamento che si affianca alle iniziative previste per il 2027.

L’Anno Europeo dei Normanni offre quindi l’occasione per rileggere la Basilicata dentro una geografia più ampia, segnata dalla circolazione di uomini, idee, istituzioni e forme artistiche. Castelli, cattedrali, abbazie e insediamenti storici diventano documenti di una storia condivisa, nella quale le vicende locali si intrecciano con quelle del Mediterraneo e dell’Europa medievale.

Dai castelli al Medioevo contemporaneo

Il programma Basilicata, Terra dei Re, con i suoi nuovi format previsti a partire da Pasqua 2027, comprende percorsi multimediali nei castelli, itinerari dedicati ai luoghi del sacro, rievocazioni storiche e una proposta che mette in dialogo il Medioevo con l’immaginario contemporaneo.

A Melfi il racconto si concentra sulle Costituzioni federiciane; a Lagopesole sulla vita di corte e sulla falconeria; a Palazzo San Gervasio sull’architettura e sull’amor cortese. Il percorso si estende poi alle abbazie, ai complessi rupestri e ai luoghi legati alla dinastia degli Altavilla, da Venosa ad Acerenza.

Particolarmente significativo è il tentativo di avvicinare le nuove generazioni attraverso fumetti, mostre fantasy, videogiochi e forme di narrazione interattiva. Il riferimento a Tolkien e Harry Potter non mira soltanto a rendere più attrattivo il patrimonio, ma apre una questione culturale: come può una società trasmettere la propria memoria a chi utilizza linguaggi e immaginari differenti da quelli tradizionali?

Accanto a queste iniziative, il progetto prevede una grande mostra sull’età normanno-sveva, curata dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, con sedi a Melfi e Matera. Il calendario comprende inoltre oltre venti rievocazioni storiche riunite sotto il marchio Basilicata Medievale.

Un patrimonio da interpretare, non soltanto da visitare

Il valore di questa strategia si misura nella capacità di evitare due rischi opposti: ridurre la storia a una ricostruzione celebrativa oppure trasformarla in un prodotto di consumo privo di profondità. Le tecnologie digitali, le installazioni multimediali e i linguaggi della cultura pop possono contribuire a rendere accessibile il patrimonio, ma acquistano senso soltanto se accompagnati da ricerca, rigore storico e consapevolezza critica.

La Basilicata prova così a costruire un racconto nel quale la valorizzazione culturale non coincide semplicemente con l’aumento dei visitatori. Al centro ci sono la qualità dell’esperienza, la cura dei luoghi e il rapporto tra comunità e patrimonio. È una prospettiva che chiama in causa anche il ruolo dei musei, delle istituzioni culturali e delle scuole: non soltanto conservare le tracce del passato, ma fornire gli strumenti per comprenderle.

In vista del 2027 e del successivo anniversario delle Costituzioni di Melfi, la sfida è dunque trasformare il Medioevo lucano in una chiave di lettura del presente. Non un passato da contemplare a distanza, ma una storia di incontri, conflitti e scambi che continua a interrogare l’identità europea.

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