I Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson scendono al 17,6% e perdono la seconda posizione, ma il risultato non chiude la loro corsa verso il governo. Centrosinistra avanti di soli tre seggi, mentre i negoziati per formare una maggioranza si annunciano complessi.
L’estrema destra svedese non sfonda. Ma non è nemmeno fuori dai giochi. I risultati parziali delle elezioni parlamentari consegnano ai Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson il 17,6% dei voti, circa tre punti in meno rispetto al 2022 e soprattutto il terzo posto, alle spalle dei Socialdemocratici e dei Moderati del premier uscente Ulf Kristersson.
È il primo arretramento del partito in un’elezione nazionale dalla sua nascita. Un dato politicamente rilevante in un voto che, anche fuori dalla Svezia, era stato osservato come un possibile indicatore della forza delle destre radicali in Europa. Eppure Åkesson non considera il risultato una sconfitta. “Abbiamo perso qualche punto percentuale”, ha ammesso il leader degli Sverigedemokraterna, rivendicando però il fatto che oggi sempre più svedesi dichiarano apertamente di votare il suo partito.
Il vero interrogativo resta ora quello della formazione del prossimo governo. Con il 94% dei voti scrutinati, il blocco di centrosinistra sarebbe avanti di appena tre seggi, 176 contro 173, con il 49,5% dei consensi contro il 49,1% del centrodestra. Un margine troppo esiguo per considerare chiusa la partita.
Il risultato definitivo potrebbe arrivare soltanto dopo il conteggio dei voti dall’estero e di quelli anticipati giunti in ritardo, previsto per mercoledì. Quest’anno il voto anticipato ha raggiunto la cifra record di 3,6 milioni di elettori, rendendo ancora più incerto l’esito finale.
La leader socialdemocratica ed ex premier Magdalena Andersson ha rivendicato il diritto a tentare la formazione del governo. “Se questo risultato sarà confermato, allora la Svezia avrà un nuovo governo”, ha dichiarato nella notte, lasciando intendere che il centrosinistra è pronto ad assumersi la responsabilità di guidare il Paese.
Di segno opposto la lettura di Kristersson. Il premier uscente ha sottolineato che i tre principali partiti della sinistra – Socialdemocratici, Sinistra e Verdi – non avrebbero comunque raggiunto da soli una maggioranza parlamentare. Lo stesso Kristersson ha però riconosciuto che il risultato potrebbe rendere particolarmente complicata la formazione del prossimo esecutivo.
Il problema riguarda soprattutto gli equilibri interni ai due schieramenti.
Il centrosinistra dispone, sulla carta, di più seggi, ma deve fare i conti con i rapporti difficili tra il Partito della Sinistra e il Partito di Centro. Un’eventuale maggioranza richiederebbe quindi negoziati delicati, accordi di volta in volta oppure il sostegno esterno di altre forze.
Anche il centrodestra non è in una posizione semplice. La coalizione guidata dai Moderati ha governato negli ultimi quattro anni grazie al sostegno esterno dei Democratici Svedesi. Una conferma dell’attuale maggioranza potrebbe però aprire per la prima volta la porta del governo agli uomini di Åkesson.
È questo il punto politico più significativo del voto. Nonostante il calo, i Democratici Svedesi rimangono una forza centrale del sistema politico svedese e hanno spostato il dibattito nazionale sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e dell’integrazione. La loro eventuale presenza diretta nell’esecutivo rappresenterebbe un passaggio di portata storica per un partito nato nel 1988 anche grazie a esponenti dell’estrema destra e successivamente divenuto una delle principali forze conservatrici del Paese.
Il voto mostra inoltre una frammentazione crescente del quadro politico. Quasi tutti i partiti minori migliorano le proprie percentuali: la Sinistra si attesta all’8,2%, il Centro al 7,1%, i Cristiano-democratici al 6,2% e i Verdi al 6,1%. I Liberali, al 5,4%, riescono invece a evitare un clamoroso tracollo dopo essere stati dati per settimane vicini alla soglia di sbarramento del 4%.
Il dato dei Socialdemocratici, pur confermandoli primo partito, non è privo di ombre: il 28,1% rappresenterebbe un calo rispetto al 30,3% del 2022 e uno dei risultati più bassi della loro lunga storia politica. I Moderati di Kristersson, invece, salgono leggermente rispetto al 19,1% di quattro anni fa.
La fotografia che arriva da Stoccolma è quindi più complessa di quanto suggerisca la semplice contrapposizione tra destra e sinistra. L’estrema destra arretra, ma resta indispensabile per gli equilibri del centrodestra; i Socialdemocratici rimangono il primo partito, ma non dispongono di una maggioranza autonoma; i partiti minori acquistano peso e possono diventare decisivi.
Per l’Europa, il segnale più interessante è forse proprio questo: la crescita delle destre radicali non appare inarrestabile, ma la loro capacità di condizionare il sistema politico è ormai consolidata. In Svezia la lunga marcia dei Democratici Svedesi verso il potere non si è conclusa con queste elezioni. Potrebbe, al contrario, essere entrata nella sua fase più delicata.
Ora la parola passa ai negoziati. E, con un Parlamento diviso da appena tre seggi, la vera partita comincia dopo il voto.
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