Una cameretta come tante. Lo skateboard appoggiato in un angolo, lo zaino di scuola, i libri, i vestiti lasciati su una sedia e i calzini sparsi sul pavimento. Potrebbe essere la stanza di qualsiasi adolescente. Poi la radio inizia a trasmettere le notizie dei primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, gli appelli all’evacuazione, la voce di Volodymyr Zelensky, il rumore delle esplosioni. E tutto cambia.

È la stanza di Artem, un bambino che non esiste ma rappresenta migliaia di minori ucraini deportati in Russia o nei territori occupati dopo l’inizio della guerra. Dal 29 giugno l’installazione “Empty Beds” (letteralmente, Letti Vuoti), realizzata dall’organizzazione Bird of Light Ukraine, è visitabile gratuitamente all’Europa Experience – David Sassoli di Roma (in piazza Venezia 6) fino al 3 luglio 2026, dopo essere stata esposta al Parlamento europeo e alla Commissione europea di Bruxelles.

Una stanza per raccontare migliaia di storie

«I numeri sono diventati così grandi da essere quasi impossibili da immaginare», racconta Zhanna Galeyeva, cofondatrice dell’organizzazione. «Per questo abbiamo scelto di raccontare la storia di un solo bambino. Abbiamo raccolto le testimonianze di tanti ragazzi deportati e creato un personaggio che li rappresentasse tutti, senza mettere a rischio l’identità di nessuno. Sono migliaia le camerette rimaste vuote e sono tutte uguali a questa».

L’idea nasce da una mostra fotografica realizzata a New York dal fotografo Phil Buehler, ma è Isaac Yeung a trasformarla in un’esperienza immersiva. «Ci siamo chiesti come portare l’Ucraina nelle città europee. La risposta è stata semplice: permettere alle persone di entrare dentro una fotografia».

La guerra entra in cameretta

Non ci sono immagini di distruzione né fotografie dei bombardamenti. La guerra viene raccontata attraverso gli oggetti quotidiani di un adolescente. Anche il suono diventa parte dell’esperienza: una vera trasmissione radiofonica del marzo 2022 accompagna il visitatore insieme a una frequenza quasi impercettibile che genera un senso di inquietudine, fino alle esplosioni finali.

«Volevamo che chi entra provasse l’ansia costante di una madre che vive in un territorio occupato», spiega Yeung.

L’effetto è sorprendente. «I bambini entrano e iniziano a giocare, perché vedono semplicemente una cameretta», racconta Galeyeva. «Sono gli adulti, soprattutto i genitori, a fermarsi quando leggono la storia di Artem. Molti si commuovono».

Oltre 20 mila bambini identificati

Secondo le autorità ucraine, sono oltre 20 mila i minori identificati come deportati o trasferiti con la forza in Russia e nei territori occupati. Ma il numero reale potrebbe essere molto più alto.

«Molti genitori non parlano pubblicamente dei figli scomparsi perché temono che questo possa rendere ancora più difficile ritrovarli», spiega Yeung.

Per la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, che ha promosso l’arrivo della mostra prima a Bruxelles e poi a Roma, la forza dell’installazione sta proprio nella sua normalità.

«Quella stanza è identica a quella di qualsiasi ragazzo italiano. Ti costringe a pensare: potrebbe essere la camera di mio figlio. La deportazione dei bambini non è un effetto collaterale della guerra, è una precisa arma di guerra. A questi minori vengono cancellati il nome, i ricordi e il senso di appartenenza. Restituirli alle loro famiglie dovrà essere una condizione non negoziabile di qualsiasi futuro accordo di pace».

È questo il messaggio di “Empty Beds”: raccontare la guerra non dal fronte, ma dal luogo che dovrebbe essere il più sicuro di tutti. La cameretta di un bambino rimasta vuota.

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