Un minore rifugiato su due non va a scuola. È questo il dato emerso dall’Education Uprooted, il rapporto Unicef presentato in occasione dell`Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che punta a ricordare ai leader mondiali l`importanza dell`istruzione per tutti quei bambini che, a causa di violenze e insicurezze, sono “sperduti”, sradicati dalle loro case.

I risultati principali del rapporto fotografano una triste realtà che fa comprendere l’importanza dell’integrazione di tutti i minori “sperduti” nel sistema scolastico del paese in cui vivono, essenziale per evitare i casi di sfruttamento.

A dimostrarlo il recente sondaggio, al quale hanno risposto bambini che si spostano attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale verso l`Europa, dal quale è emerso che il 90% di loro, sono privi di istruzione e hanno dichiarato di aver subito sfruttamento, rispetto al 77% dei minori con un`istruzione primaria e al 75% con un`istruzione secondaria. Sulla rotta del Mediterraneo Orientale, il 23% degli adolescenti senza istruzione ha dichiarato di aver subito sfruttamento, rispetto al 20% con un`istruzione primaria e al 14% con un`istruzione secondaria.

I rifugiati hanno una probabilità cinque volte maggiore di non frequentare la scuola rispetto agli altri bambini.

Solo il 50% dei minori rifugiati è iscritto alla scuola primaria. Meno del 25% di loro è iscritto alla scuola secondaria. Ancora più complessa e pericolosa è la situazione per le adolescenti migranti, che affrontano un rischio eccezionale. Le ragazze, infatti, hanno minori possibilità di frequentare la scuola e maggiori probabilità di diventare vittime di violenza sessuale e di genere.

Una volta entrati a scuola ci sono altre difficoltà che i bambini devono superare, a partire dalle barriere culturali e linguistiche che ne rendono difficile l’integrazione e l`accesso.

La xenofobia, l`esclusione e la stigmatizzazione possono creare ambienti inospitali – o anche pericolosi – per i minori che cercano di inserirsi in un nuovo sistema scolastico.

I certificati di qualificazione scolastica, non vengono sempre riconosciuti attraverso i confini e i sistemi scolastici. In Turchia, per esempio, i centri per l`istruzione temporanea che non sono registrati o che non soddisfano le norme regolamentari del ministero dell`Istruzione non sono riconosciuti. Perciò i minori che seguono questi percorsi non ricevono certificati una volta completati i loro studi, rendendo difficile fornire prove dei risultati raggiunti.

Ci sono poi le barriere legali con le quali fare i conti. Per esempio, solo 10 Stati membri dell`Unione europea riconoscono a un bambino migrante senza documenti il diritto di avere accesso al sistema scolastico e cinque li escludono esplicitamente.

L’Unicef, si è impegnata a dare ai bambini spazi sicuri per apprendere.

Nel 2016 ha raggiunto 11,7 milioni di bambini in situazioni d`emergenza: sono state fornite opportunità e materiali per l`apprendimento formale e informale, formazione agli insegnanti e forniti corsi per le abilità nella vita quotidiana.

Da solo, l`Unicef raggiunge il 45% dei minori che hanno bisogno di servizi per l`istruzione in contesti d`emergenza. Ma questo non basta. Occorre una mobilitazione collettiva e, ancor prima, un’azione politica che incida sul sistema scolastico e trovi le soluzioni per dare la possibilità a tutti i bambini di potersi istruire. L’istruzione, d’altronde, è il primo passo verso un buon lavoro, una via di uscita dalla povertà e una possibilità di migliorare le condizioni di vita di una famiglia.