di Guglielmo Salimei

L’edizione 2020 della Scuola d’Europa a Ventotene dal 30 settembre al 3 ottobre è stata molto formativa per tutti coloro che vi hanno partecipato. L’evento, che per via delle restrizioni dovute all’epidemia Covid-19 ha potuto ospitare meno ragazzi delle edizioni precedenti, è stato strutturato secondo uno schema binario, che prevedeva lo svolgersi nella mattinata di conferenze ed incontri con gli ospiti e nel pomeriggio di discussioni all’interno dei gruppi di lavoro. Sebbene gli incontri con gli ospiti siano stati decisamente interessanti ed esaurienti, ciascuno per motivi diversi, sono proprio i gruppi di lavoro il cardine e il focus del progetto, che mette in risalto e attribuisce un ruolo primario al dibattito e allo scambio di idee tra i ragazzi, per lo più liceali, che spesso non hanno ancora gli strumenti per conoscere a pieno le tematiche preminenti all’interno del dibattito europeo.

GIOVEDÌ 1 OTTOBRE

La prima giornata dell’evento si è aperta con l’intervento di Anna Foa, storica di riconosciuta fama, che ha inquadrato l’isola di Ventotene all’interno del contesto storico nazionale, dal 1861 ad oggi. La storica nel suo emozionante discorso è partita rispondendo a una provocazione del giornalista Marco Travaglio che, in occasione dei dibattimenti in merito al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari dello scorso settembre, ha definito in maniera dispregiativa la Costituzione “un testo scritto da ex galeotti”, riferendosi proprio al fatto che molti dei firmatari e ideatori della nostra Costituzione fossero stati confinati a Ventotene.

Il discorso di Anna Foa si è concentrato dunque sul confino politico, la misura che ha reso famosa all’opinione pubblica l’isola di Ventotene; tale misura venne introdotta nell’ordinamento giuridico italiano sotto il nome di domicilio coatto dalla legge Pica (1863), la legge simbolo della lotta al brigantaggio. È evidente quindi come in un primo momento soggetti alla misura di confino erano principalmente briganti e mafiosi. Proseguendo nell’analisi storica la professoressa ha sottolineato come tale misura venne sostanzialmente abrogata durante l’età giolittiana quando, grazie a quell’operazione politica fatta di contrappesi sia a destra, attraverso la guerra di Libia, sia a sinistra, attraverso le riforme elettorali e la concessione di diritti sindacali, le tensioni sociali si erano notevolmente allentate. La misura del confino venne ripristinata durante la prima guerra mondiale; vittime del confino in quegli anni furono gli abitanti dei territori slavi al confine italiano (Trieste, Istria ecc.) che si opponevano al tentativo di italianizzazione forzata messo in atto dalle autorità nazionali.

Ma nell’età fascista la natura del confino cambia radicalmente, mutando in una misura di stampo prettamente politico; dalla fine degli anni ’30 vengono confinati a Ventotene e in altre colonie italiane oppositori politici di ogni partito della galassia antifascista. I cittadini potenzialmente sospetti venivano esiliati su segnalazione di spie ma anche di comuni cittadini (proprio durante il fascismo si diffonde la pratica della delazione) all’OVRA. Non è un caso quindi che a Ventotene (e a Ponza) passano praticamente tutti i principali esponenti della sinistra italiana attivi, soprattutto in forma clandestina, nella lotta al regime. “Soggiornarono” nell’isola laziale i socialisti Pertini, Amendola, Colorni, i comunisti Spinelli e Buccimarro e il giellista Rossi. Come osservato da Anna Foa, questi importanti oppositori politici erano tutti intellettuali di estrazione sociale borghese; tuttavia vennero confinati nell’isola anche uomini di estrazione operaia e artigiana, e con questo si spiega il proliferare di botteghe di ogni tipo all’interno della cittadella carceraria.

Dopo la contestualizzazione storica dell’isola, la professoressa ha snocciolato di fronte al suo giovane auditorio una serie di aneddoti riguardanti il confino in età fascista; ad esempio ha raccontato come i confinati avessero adottato una forma di resistenza al regime consistente nel rifiuto di adeguarsi al saluto romano. Coloro che non opponevano tale rifiuto erano i cosiddetti ‘manciuriani’, confinati che essendo esiliati ‘comuni’ (cioè per motivi che trascendevano dall’opposizione a regime) erano malvisti dai confinati politici poiché considerati come potenziali spie. Altro aneddoto riguardava la presenza femminile tra gli individui sottoposti a confino politico; ne era un esempio Camilla Ravera, professoressa torinese che era stata co-fondatrice del Partito Comunista Italiano, da cui venne espulsa in seguito alla sua indignazione per le purghe staliniste e per la forte opposizione alla piega totalitaria che aveva preso il regime sovietico, tacciata come troskista nemica del socialismo. Infine l’ultimo aneddoto ha sorpreso tutti i presenti alla conferenza; la storica ci ha infatti raccontato di come nel periodo tra il 27 luglio e il 7 agosto 1943 sia stato confinato a Ponza Benito Mussolini, spedito lì da Badoglio in seguito alla sua caduta decisa il 25 luglio dal Gran Consiglio del Fascismo.

Molto toccante è stata la parte finale dell’intervento della Foa che ha richiamato ai valori democratici e di libertà come valori cardine nel processo d’integrazione europea, chiedendo ai ragazzi di prestare sempre attenzione ad essi.

Dopo l’intervento della storica, alle ore 10.30 è iniziato l’evento “Risuona Italia”, apertosi con i discorsi di personalità di spicco come il sindaco del comune di Ventotene Gerardo Santomauro e il Presidente dell’Acri Francesco Profumo. Alle 11 in punto l’European Spirit of Youth Orchestra ha magistralmente eseguito l’Inno alla Gioia, suonato in contemporanea in 50 città italiane; in seguito l’orchestra, composta da ragazzi provenienti da diversi paesi europei e guidata dal maestro Igor Coretti, ha suonato altre splendide melodie. Alle 11.30 è stata la volta del discorso d’inaugurazione della Scuola d’Europa da parte del presidente della Nuova Europa Roberto Sommella, il quale, ricordando ai suoi ragazzi quanto preziose per il cammino d’integrazione europea siano iniziative come la Scuola d’Europa, ha enunciato gli obiettivi dell’associazione: 1) costruire una cittadinanza europea, 2) fondare una Scuola d’Europa nell’isola di Ventotene, 3) giungere alla firma da parte dei 27 stati membri di una Costituzione europea, un testo unico dove possano essere trascritti quei diritti che già il complesso sistema giuridico dell’UE garantisce. Subito dopo l’intervento del Presidente ha preso la parola la giornalista e reporter Rai Eva Giovannini, che ha tenuto una  lezione dal titolo Il sentimento dell’Europa. L’intervento della giornalista è stato veramente esaustivo e ha toccato tematiche che spaziano dalla lotta al coronavirus alla (mala)gestione del fenomeno migratorio, dalle misure economiche contenute nel pacchetto Next Generation EU alla questione dei paradisi fiscali. Un intervento anche toccante nei punti in cui la giornalista onora la memoria della co-fondatrice del Manifesto Rossana Rossanda, venuta a mancare pochi giorni prima dell’intervento. Con l’intervento della Giovannini (che consiglio di leggere nella sua versione integrale al link seguente http://www.lanuovaeuropa.it/il-sentimento-delleuropa/ ) si è conclusa una mattinata veramente intensa e ricca di spunti.

Alle 14.30 è cominciata l’attività dei laboratori di cittadinanza, con i 30 partecipanti divisi in 4 gruppi, corrispondenti alle 4 macro-tematiche centrali all’interno del dibattito europeo: economia, sostenibilità, migrazione e Costituzione. L’attività dei laboratori in questa prima giornata si è focalizzata principalmente sulla lettura di documenti da cui si potessero trarre delle proposte da presentare alle istituzioni europee; l’obiettivo finale di questi laboratori di cittadinanza è infatti la stesura di un documento da presentare alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. I documenti che i tutor hanno posto all’attenzione dei ragazzi in questo primo incontro consistono principalmente in estratti del manifesto scritto dai ragazzi della Nuova Europa in occasione del Ventotene Europa festival del 9 maggio 2020, oppure in approfondimenti di testate più autorevoli. Conclusi i singoli laboratori, alle 18 si è tenuta la seduta plenaria che ha riunito tutti i ragazzi. Ciascun gruppo, rappresentato da un suo componente che non fosse il tutor, ha presentato all’auditorio il lavoro svolto fino a quel punto.

VENERDÌ 2 OTTOBRE

La seconda giornata si è aperta con la lezione di Raffaele Torino e Claudio Di Maio, docenti di Diritto dell’Unione Europea all’Università Roma Tre. I due professori hanno discusso di cittadinanza, portando all’attenzione dei ragazzi esempi di individui a cui l’attribuzione di una cittadinanza europea ha evitato l’espulsione dai Paesi in cui stanziavano. Nonostante la difficoltà delle tematiche affrontate naturalmente con un punto di vista giuridico, i professori sono riusciti a tenere altissima l’attenzione dei ragazzi che, attraverso la loro partecipazione attiva, hanno messo in piedi un vero e proprio dibattito. In particolare ha suscitato vivo interesse la discussione sullo ius soli, tema di stretta attualità e quindi più alla portata dei ragazzi delle scuole superiori. Successivamente alla lezione dei due docenti ha preso la parola Stefano Casertano, scrittore e regista che, dopo la laurea in economia conseguita a Roma, è andato in Erasmus a Berlino, città da cui non è più tornato e in cui vive dal 2008. Esperto conoscitore della Germania, Casertano ha impostato il suo intervento sul ruolo del Paese tedesco all’interno dello scacchiere europeo, raccontando la prospettiva dei cittadini tedeschi sul cammino d’integrazione europea; ad esempio egli ha raccontato di come i tedeschi si lamentino del fatto che sono costretti a una condizione di continui sacrifici necessari a tenere in piedi il continente europeo nei momenti di crisi dell’area euro. Essi però, come ha testimoniato Casertano, omettono di dire che sono innegabilmente avvantaggiati dalla moneta unica. Altra misura fortemente voluta dalla Germania e poi rivelatasi deleteria per gli stati del Sud (chiedere alla Grecia…) è stato il MES, che ha imposto gli strettissimi parametri dell’austerity senza però preoccuparsi minimamente di risolvere il principale problema economico del continente, ovvero l’assenza di un’armonizzazione fiscale. Il regista ha poi concluso il suo intervento con una riflessione sull’efficiente Stato sociale (meglio conosciuto come welfare state) tedesco, molto più imponente rispetto a quello italiano; esso permette alla Germania di mantenere un alto numero di disoccupati, aiutati da un’ingente quota di aiuti e sovvenzioni.

Alle 15 si sono nuovamente tenuti i laboratori di cittadinanza; il lavoro dei gruppi è stato unanimemente più proficuo, soprattutto per via dell’intraprendenza dei ragazzi che, pur essendosi appena conosciuti, hanno cementato una fortissima unione tra loro. In questa seconda giornata l’attività dei laboratori si è incentrata sulla scrittura e la stesura delle proposte, che ovviamente hanno generato discussioni e dibattiti tra i ragazzi. Anche qui, finita la discussione dei gruppi, si è tenuta la riunione plenaria, in una maniera identica al giorno precedente.

SABATO 3 OTTOBRE

Le ultime ore della Scuola d’Europa sono state dedicate alla conclusione del documento preparato in ciascuno dei 4 laboratori. In particolare i tutor e i ragazzi hanno curato gli aspetti formali di ciascun documento, il quale doveva essere redatto sotto forma di risoluzione e doveva essere scritto ovviamente in lingua inglese, e hanno girato dei video da pochi secondi, dove veniva riassunto il lavoro portato a termine da ciascun gruppo (qui).

La mattinata si è conclusa con un discorso di chiusura dell’evento da parte del Presidente, il quale ha assegnato a ciascun partecipante un attestato, e con una serie di foto di rito.