Ok, abbiamo perso le elezioni. Succede. Succede di andare male a un esame, di essere mollati all’altare o di venire licenziati. Ed è giusto “analizzare la sconfitta”, ma ricordando che un agone ha vinti e vincitori. E che mentre i vinti hanno fatto qualcosa per perdere, i vincitori lo hanno fatto per vincere. Tante volte si vince slealmente, ed è perfettamente sano da una parte riconoscere la debolezza dei nostri anticorpi, dall’altra denunciare la scorrettezza degli avversari, se c’è stata. Nei mesi, ma soprattutto negli anni, che hanno preceduto il 4 Marzo, si è giocato sporco dal lato grillino-leghista. Anche prima di essere alleati, le due formazioni “populiste” hanno formato un asse di slealtà che ha portato le loro squadre al governo del Paese. Una “violazione” delle norme non scritte, passata come normale ed anzi legittima. Il grande equivoco è creato dalle stesse persone di sinistra, che riconoscono a Salvini una grande intelligenza politica per essere riuscito a “dare risposte ai cittadini”. Come se noi, da questa parte della barricata, non fossimo sempre stati coscienti del fatto che assecondare qualsiasi follia delle masse porta brevi ma appassionati consensi. Come se nessuno a sinistra si fosse mai accorto che il problema dei migranti avrebbe deciso le elezioni. Era chiaro a tutti, come lo è sempre stato, fin dai tempi di Hammurabi: per cui dire che Salvini è un bravo politico è un errore gravissimo. Immaginate questa scena: siete al parco e vedete due mamme con una figlia ciascuna. Le piccole hanno entrambe in mano un sacchetto di patatine che finiscono in qualche minuto. Passa un carretto dei gelati ed entrambe le bambine piangono perchè ne vogliono uno. Una madre asseconda i capricci della figlia, una no. Avete di fronte una madre che raccoglie consenso e si sente dire “ti amo mamma”, la cui figlia crescerà poco sana e che tra qualche anno la riterrà responsabile dei suoi problemi; accanto, una bambina che mette il muso e che vorrebbe avere l’altra mamma. Ora, mentre la bambina lecca il gelato con ancora il sapore salato di patatine tra le gengive, lodereste la sua come una “buona mamma”? No. Eppure ha più consenso dell’altra! Questo la rende migliore o peggiore? Il discorso con Salvini è lo stesso: la seconda mamma sa benissimo che se comprerà il gelato alla figlia sarà amatissima per qualche ora. Ma tiene alla salute della figlia, così come la sinistra tiene alla salute dei cittadini. E vive sul riconoscimento di questo. Riconoscimento, però, che si deve creare, e non è concedendo a Salvini di “saper parlare al popolo” che si convince quest’ultimo che si sta cercando di provvedere al suo bene. La politica non è solo saper parlare alle masse, è soprattutto sapersene prendere cura. Salvini non lo sa fare, e soprattutto non ha interesse a farlo. Come Achille deve scegliere tra una vita breve ma piena di glorie ed una lunga ma anonima, Salvini ha preferito una carriera politica breve ma intensa ad una duratura ma ragionata. La differenza sta nel fatto che la scelta di Achille è coraggiosa, mentre quella di Salvini vigliacca e da incosciente. Per cui non c’è nulla di cui complimentarsi, nulla da imparare e nulla da apprezzare di Salvini. Dopo una partita di tennis persa si stringe la mano all’avversario, si capisce cosa è andato male e ci si torna ad allenare. La sinistra è ancora alla rete col braccio teso da mesi, mentre l’avversario è in giro per il mondo a vincere tornei. E anche se per qualche ragione abbiamo paura a dirlo, l’avversario si è dopato e noi gli stiamo riconoscendo di aver giocato davvero bene.